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Perugia – E’ stato approvato all’unanimità dalla terza commissione consiliare, presieduta da Luca Baldelli, un odg sulla situazione critica delle Case di reclusione di Capanne e di Maiano di Spoleto. Il documento prende origine da due odg presentati da del capogruppo IdV Franco Granocchia e dai Consiglieri Provinciali gruppo PD Laura Zampa e Massimiliano Capitani che hanno portato la terza commissione a recarsi in visita alla suddetta struttura carceraria. L’incontro con direttore, agenti e detenuti ha portato alla luce diverse questioni: il continuo trasferimento di detenuti nella struttura già sovraffollata che ha portato sino a sfiorare il raddoppio del numero previsto dall’iniziale piano di capienza regolamentare fissato al momento della progettazione e realizzazione delle strutture carcerarie; la carenza di organico che tende ad alterare quel delicato equilibrio costruito con grande professionalità, che “garantisce la massima sicurezza nel rispetto della dignità delle singole persone” e permette un positivo rapporto tra Istituzioni Carcerarie e Territorio.

Nel documento la terza commissione chiede alla Giunta Provinciale di “porre la massima attenzione al problema per costruire con i soggetti interessati rapporti di collaborazione volti anche alla soluzione delle problematiche emerse nelle audizioni e per le quali si è richiesto l’intervento. Servono inoltre processi tesi alla richiesta presso le Autorità competenti di procedere ad atti volti al miglioramento delle infrastrutture ed alla integrazione degli organici del personale.

In ultimo sarebbe importante investire sulla ricerca di percorsi paralleli che favoriscano la costruzione di misure alternative di prevenzione e recupero”. La casa di reclusione di Maiano di Spoleto ospita circa 70 detenuti 41bis, soggetti per la loro pericolosità sociale a carcere duro, e 160 detenuti di alta sicurezza, numeri che andranno aumentando in modo proporzionale e progressivo, con l’aumento del numero complessivo fino a 750 unità.

“Al di là del discorso degli organici si è evidenziata una mancanza di fondi sia per le manutenzioni ordinarie ed il mantenimento dell’igiene (per garantire il quale spesso si deve ricorrere ad enti benefici come per l’acquisto di sapone, carta igienica e beni di prima necessità), sia per l’acquisto di sussidi ai corsi scolastici e di formazione volti ai detenuti, sia per i percorsi di avviamento al lavoro, fondamentale elementi per un reale recupero che non possono essere garantiti per problemi nei trasferimenti causati dalla carenza di organico.

Tante sono le risorse che rimangono così inespresse, la biblioteca, il laboratorio di rilegatoria, la sartoria, la moderna ed attrezzata falegnameria, vanto della casa di reclusione che tanti progetti, anche di integrazione hanno permesso. A questo proposito il Direttore auspica che i corsi di formazione attivati grazie ai finanziamenti di Provincia e Regione, si possano poi tradurre, magari con accordi con aziende locali, in occasioni di reinserimento lavorativo, vera garanzia per un autentico recupero. Il Comune di Spoleto ha già deliberato in merito esprimendo ripetutamente “la propria preoccupazione per la situazione che si sta creando in Umbria e a Spoleto, dove le scelte che il Ministero sta compiendo rischiano di mettere in discussione un modello di integrazione tra la realtà carceraria e il territorio che è stata di esempio per importanti innovazioni, in quanto il rapporto fin qui costruito con il contributo delle Istituzioni tra la Struttura e la Città ha garantito un importante clima di coesione sociale”.

Non sono garantiti infatti gli spazi vitali con la trasformazione delle sale di ricreazione in celle per 10 detenuti o con l’aggiunta di un terzo materasso posto a terra nelle celle costruite per ospitare 1 o massimo 2 detenuti. C’è l’esigenza di risolvere il problema del trasporto verso le scuole per l’infanzia pubbliche dei bambini presenti con le madri detenute al fine di garantire loro la relazione con i coetanei ed il diritto al gioco ed all’inclusione sociale; l’esigenza di creare presso l’ospedale di San Sisto “Santa Maria della Misericordia” un minireparto per i detenuti, come già accade presso il nosocomio della Città di Spoleto, a garanzia della privacy dei detenuti e soprattutto della tutela della sicurezza per gli agenti di custodia.

I Consiglieri concludono il documento comune “condividendo le parole di Fedor Dostoevskij: “la civiltà di un popolo si misura da come tratta i suoi prigionieri” e quindi pensiamo che sia preciso dovere delle Istituzioni operare al meglio nel tentativo di offrire una dignitosa qualità della vita ad ogni cittadino e di conseguenza a ciascun detenuto e ricordando l’appello del Presidente della Repubblica a creare i presupposti e le migliori condizioni per una vita dignitosa all’interno delle carceri. Inoltre è una questione assolutamente non rinviabile per le Istituzioni la riforma della Giustizia ed in particolare la velocizzazione dei tempi dei processi, condizione fondamentale per avere situazioni più umane e sostenibili all’interno delle carceri”.

 

Cittadino e Provincia

 


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