
E rieccoci qua a parlare di Ponte delle Torri, di grate, di finestre attappate, di reti di protezione, di telecamere, di controllo e di tutti gli altri sistemi che la fantasia delle persone riesce ad individuare.
È successo ancora. Un uomo di una trentina d'anni, questa volta pare proveniente dall'area di Roma, disperato per la perdita del lavoro è arrivato qua e si è lanciato dal Ponte delle Torri.
Ma quanto ci sarà voluto per maturare questa decisione?
L'attimo di follia dura solo il tempo di un sospiro e di un'alzata di occhi al cielo, ma tutto quello che porta a quell'attimo è durato sicuramente di più.
Molto di più.
La depressione che uccide è un muro che si costruisce mattone su mattone.
Le cause sono tante ed aumentano in questi periodi in cui l'economia soffre trascinando nel baratro lavori, stipendi e speranze.
Rifletto: ma se questo ultimo suicida non avesse perso il lavoro sarebbe forse ancora vivo?
Se le cause che hanno portato tutte le vittime del ponte ad uccidersi fossero state affrontate e risolte prima, avremmo un ponte killer?
Rischiamo ogni volta di guardare il ponte senza riflettere sulla luna.
Mettiamole pure queste reti, queste grate, attappiamo le finestre e attiviamo tutti gli altri sistemi di protezione che riusciamo ad inventarci.
Ma se è possibile, non ci fermiamo a quello.
Lavoriamo anche su tutto ciò che determina l'arrivo dell'attimo di follia.
Diamo strumenti allora a chi di sociale si occupa in maniera professionalmente onesta.
A volte la soluzione di un problema che a noi pare piccolo scatena, nelle persone a rischio, una forza maggiore di quella di qualsiasi cancello, grata, rete di ferro o finestra attappata.
M.C.
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