
da Mike Jacob
Le sentenze di ieri relative ai due palazzoni della Posterna sono ancora da confermare. La battaglia per difendere l’ambiente di Spoleto invece deve continuare.
Nel frattempo, possiamo cogliere alcuni spunti per riflettere.
In primo luogo, il fatto che il così detto ‘eco-mostro’ è “oggettivamente” un mostro. Il giudice Avenoso ha puntato il dito contro il volume dell’edificio e contro i parametri pubblici usati per concedere la licenza ad un privato. Un fatto che veniva in mente a chi passava in Via Martiri della Resistenza e che hanno rilevato i periti palermitani che, non appartenendo ad alcuna parte spoletina, non erano né pro, né contro. Il loro parere infatti non tiene conto delle lamentele delle persone che hanno costruito, di quelle che hanno venduto e di chi ha comperato. I due palazzi sono fuori luogo lì e le associazioni ambientaliste di Spoleto hanno protestato a suo tempo non contro l’edificio, bello o brutto che sia, ma contro la sua collocazione in quel luogo.
Quando il sindaco Benedetti si dice “preoccupato per ciò che questa sentenza rappresenta in termini di ricaduta sulla città,” ignora invece la sua ricaduta positiva.
La sentenza serve anche come ammonimento a chi voglia speculare sui beni di tutti i cittadini di Spoleto senza doversi preoccupare di rischi e conseguenze. Non vorremmo mai che si dovessero pagare multe o perdere la casa, ma vorremmo anche che la maggioranza dei cittadini non debba mai più subire tali oltraggi per i vantaggi di pochi.
In futuro, chi pensa a costruire starà ben attento a non lanciarsi in avventure simili.
La sentenza, almeno, ci fa sperare questo.
L’altra considerazione è per chi ha scampato il pericolo. Tanti che sono stati parte in causa sono stati lasciati fuori dal processo. L’amministrazione Laureti in primo luogo, che ha dato la sua approvazione, nonostante il tardivo ripensamento di molti amministratori di allora (Calabrese, Andreani e Ragni, per esempio) che hanno in seguito cambiato la loro posizione e contribuito alla battaglia). In secondo luogo, l’amministrazione Brunini che ha poi dato via ai lavori, ignorando del tutto il contesto ambientale-storico-sismico-idrologico. In terzo luogo, e, forse, il più colpevole di tutti, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Perugia, insieme alla Regione e la Provincia di Umbria, che, invece di difendere il loro territorio e la nostra città da simili scempi, hanno avuto la disinvoltura di approvare il progetto dichiarando come giustificazione, (ricordiamo il giudizio della dott.essa Garibaldi) che l’eco-mostro serve a coprire il peggio. Ed il peggio, secondo lei, e secondo noi, era il bruttissimo parcheggio in piena vista dietro (anche questo è stato approvato dal suo stesso ufficio, nonostante il contesto panoramico-storico nella quale si trova). Questo ci sembra veramente una vergogna.
Ora aspettiamo, come tutti, la sentenza finale.
Dopodichè invitiamo chi ha fatto parte del presidio durato un mese sotto quei due palazzoni, chi ha raccolto firme, chi ha partecipato alla protesta, quei bravissimi 500 spoletini di diversa appartenenza politica o di nessun appartenenza politica che hanno marciato da Piazza della Libertà a Piazza Garibaldi il 9 giugno, 2007, a tirare un sospiro di sollievo.
Speriamo di poter riunire ancora l’on. Folena, il senatore Sodano e Carlo Ripa di Meana a tirare un sospiro di sollievo insieme a noi per il danno che, se non del tutto evitato, sarà, forse, limitato.
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