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Home Politica e Istituzioni Politica Ahmadinejad in Russia ...corsi e ricorsi ?

Ahmadinejad in Russia ...corsi e ricorsi ?

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di Junko Terao
Anche se con un giorno di ritardo, alla fine l' “ospite speciale” del presidente russo Dimtri Medvedev è arrivato. Mentre a Teheran fiumi di persone invadono le strade denunciando i brogli che lo avrebbero portato alla vittoria delle elezioni e il resto del mondo sta a guardare più o meno “preoccupato”, Mahmud Ahmdinejad vola in Russia a prendersi le prime congratulazioni come neo-rieletto presidente. Ad accoglierlo a Iekaterinburg, località negli Urali a 1700 km da Mosca, nel suo primo viaggio ufficiale dopo il voto, il presidente Medvedev, padrone di casa in questi giorni di vertici “alternativi”: il summit del Gruppo di Shanghai, che comprende Cina, Russia, Khazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan, conclusosi ieri, a cui il presidente iraniano era stato invitato in qualità di ospite, e quello del Bric, l'organizzazione delle economie emergenti – Brasile, Russia, India e Cina - inaugurato ieri. L'incontro tra i due presidenti, previsto per l'altro ieri, c'è stato, con tanto di stretta di mano e sorrisi davanti ai fotografi a suggellare i rapporti “tradizionalmente amichevoli e di buon vicinato” tra Mosca e Teheran, come ha sottolineato il viceministro degli Esteri russo Serghiei Riabkov. Il quale ha anche apprezzato l'importanza della visita di Ahmadinehad e il “carattere simbolico” della scelta della Russia come meta del suo primo viaggio dopo la rielezione, una “premessa per lo sviluppo di fruttuosi rapporti reciproci”. Nessun dubbio sulla legittimità del voto, non una parola su quel che sta accadendo a tremila chilometri di distanza, nella capitale iraniana: “le elezioni sono una questione interna all'Iran. Siamo contenti che ci siano state e diamo il benvenuto al nuovo presidente”, ha tagliato corto Riabkov. Felicitazioni dal vivo per la vittoria elettorale anche dal presidente cinese Hu Jintao, presente insieme a Medvedev a entrambi i vertici, risposte ufficiose all'egemonia economica statunitense. E proprio a Washington e al “sistema mondiale unipolare” che domina, Ahmadinejad ha dedicato il suo primo intervento pubblico all'estero dopo le elezioni. Un attacco a tutto campo contro un ordine del mondo che “non è più ammissibile”. Ahmadinejad ha snocciolato punti critici e magagne a riprova che l'attuale sistema politico mondiale “è vicino alla fine”: “L'Iraq continua ad essere occupato, il caos continua a crescere in Afghanistan, il problema palestinese rimane irrisolto, il mondo è colpito dalla crisi economica”. Nessun commento sulle elezioni e su quanto sta succedendo a casa propria. Intanto, lontano dal clima amichevole di Iekaterinburg, le critiche dei Paesi occidentali, soprattutto europei, a Teheran per la repressione delle manifestazioni sta facendo salire la tensione. Mentre Barack Obama, prudente, si è limitato a dirsi “profondamente turbato” dalle violenze e a sperare che “le autorità iraniane facciano il passo giusto per rispondere alle aspirazioni del popolo”, confermando l'intenzione di proseguire “un dialogo duro e diretto” con Teheran, dall'Europa si levano toni molto duri. Dopo che Berlino, Parigi, Londra, l'Aja e Madrid hanno convocato gli ambasciatori iraniani, ieri Teheran ha risposto convocando un alto rappresentante della Repubblica Ceca, presidente di turno dell'Ue, per protestare contro l'ingerenza dei Ventisette attraverso comunicati “insultanti”. E, replicando alla “grave preoccupazione” espressa dall'Ue, il ministro degli Esteri iraniano è stato chiaro: “Nè l'Ue né alcun altro Paese hanno il diritto di intromettersi e di criticare grossolanamente l'Iran, soprattutto in merito alle nostre gloriose elezioni”. All'ambasciatore iraniano a Parigi il ministero degli Esteri francese ha espresso preoccupazione e chiesto “un'indagine neutrale e credibile” sui presunti brogli, ma più tardi Nicolas Sarkozy non ha usato mezzi termini definendo le elezioni iraniane “esecrabili”. Il presidente francese non ha dubbi: “l'ampiezza dei brogli è proporzionale alla violenza della reazione”.

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