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Autore: Isabella Caporaletti

Il rospo Gerry è un insegnante. Insegna a tutti gli animali del giardino e, un giorno, sentite cosa gli successe.

Gerry stava insegnando la storia antica ai pesci del laghetto quando una forza magnetica lo attirò in acqua. Meno male che i rospi sono anfibi, cioè respirano anche sott’acqua, altrimenti sarebbe annegato. Insieme ai tre pesci, Gerry fu risucchiato verso il fondo del lago in un turbinio di acque melmose che sviluppavano una forza irresistibile, trascinando i quattro sfortunati amici che non potevano opporre la benché minima resistenza.

Quando il vortice si calmò, si trovarono in un ambiente strano, una pozza d’acqua in una grande grotta fetida e umidiccia, piena di sinistri bagliori, davvero terrorizzante. Gerry guardò sconsolato la pozzanghera, non sarebbero mai riusciti a tornare indietro. Ebbe nostalgia del sole, e pensava che per paura di asciugarsi se ne stava sempre all’ombra. Ma è quando le perdiamo le cose che apprezziamo fino in fondo il loro valore. Anche noi non facciamo troppo caso a quanto il sole sia vitale.

Improvvisamente dal fondo della grotta comparve un mostro acquatico grande fino all’alto soffitto. Gerry guardò in alto e si accorse che il soffitto della grotta era tempestato di diamanti e pietre preziose.

“Maestro Gerry” lo chiamò Pesciotto, il più grande dei pesci dalla pozzanghera “quando ce ne andiamo ci portiamo via qualche pietruzza, vero?”

“Non ci penso proprio!” lo rimproverò il maestro “dobbiamo cercare di uscire da questo posto, altrimenti non so come possa andare a finire!” esclamò indicando il mostro che avanzava pericolosamente dal  fondo della grotta.

“Secondo me ci mangerà!” sentenziò Gertrude, una giovane carpa Koi  che si vantava sempre di essere discendente di una carpa Koi vissuta 226 anni, “e io non potrò ripetere il primato della mia bis bis bis nonna!”.

“Allora che aspetti Gery?” domandò Piccino, un pesce rosso nato da poco, “fai come nelle favole, prendi la spada e uccidilo!”

Gerry fece un lungo sospiro. A parte che non c’erano spade nei paraggi, il mostro acquatico era veramente enorme. Cercò di analizzare la situazione, ma non c’erano vie di uscita e rituffarsi nella pozzanghera poteva rivelarsi davvero pericoloso.

Intanto il drago si avvicinava. Aveva una cresta cremisi e grandi ali blu iridescente. La grotta era appena sufficiente per contenerlo e la fine che avrebbero fatto Gerry e i tre pesci purtroppo era anche troppo chiara.

“Ma guarda che abbiamo per pranzo oggi!” brontolò il drago investendoli di una zaffata di alito pestilenziale.

I pesci si nascosero sul fondo della pozza ma Gerry rimase sul bordo e per farlo dovette fare appello a tutto il suo coraggio. Ci sono situazioni nella vita che richiedono tutto il nostro coraggio. In quelle circostanze scopriamo di essere molto più forti di quello che credevamo. Gerry si fece forza e affrontò il drago.

“Quale pranzo?” gli gridò contro “ci sai fare contro quattro animali indifesi eh? E poi devo avvertirti che mangiarsi un rospo non è affatto salutare. Ti potrebbero venire delle pustole purulente da grattarti a sangue!”

“Oh, un rospo istruito!” bofonchiò una voce che, però, non era quella del drago. Era la sua compagna, un drago femmina, con la cresta arancione e le ali verde smeraldo. Aveva un alito, se possibile, ancora più puzzolente di quello del suo compagno, ma, in compenso, si vedeva dallo sguardo che era femmina, era un po’, davvero poco per la verità, più dolce di quello del maschio.

La femmina si sedette accanto al maschio a guardare il piccolo essere bitorzoluto che se ne stava sul bordo della pozza a difendere i quattro pesci che, nel frattempo, erano tornati in superficie ad ascoltare.

“Per un drago” continuò la femmina “non esistono cibi indigesti, noi mangiamo tutto, ma proprio tutto, mio caro rospo velenoso!”

Gerry non sapeva più cosa inventarsi così cominciò a parlare.

“Ma  non vi sentite soli qua sotto? Perché non uscite? La vita di fuori è varia, potrete trovare cibo più adatto per voi, come, che so, more, lamponi, fichi, prugne e corbezzoli. Magari vi si rinfresca anche l’alito…”

“Sì, è vero” borbottò il drago dalle ali blu, “qua sotto ci annoiamo, mai nessuno per giocare, per rincorrere un po’ prima di mangiarlo…”

“Giocare? Ha detto giocare?” domandò sottovoce la carpa Koi a Gerry “e fallo giocare allora!” gli suggerì.

“Facciamo un gioco?” domandò Gerry al drago.

“Un gioco? Sì, che bello, che bello!” ridacchiò la femmina.

“Pe… però… chi vince piglia tutto eh?” asserì Gerry  cercando di apparire determinato.

“In che senso piglia tutto?” domandò il drago sospettoso.

“Beh” continuò Gerry cercando di dissimulare il tremore delle zampe “nel senso che se vinci tu ci potrai ehm … mangiare … ma se vinco io ci liberi tutti e ci riporti nel nostro laghetto, in superficie!”

“Ci sto, ci sto!” esclamò il drago cominciando a saltellare  e pregustando già il suo pranzo, tanto aveva in mente di barare!

Gerry però pretese che la femmina facesse il giudice di gara, altrimenti non avrebbe giocato perché pensava che la femmina potesse essere l’unica a farlo comportare se non bene, almeno correttamente, durante il gioco.

La femmina infatti era tutta contenta di poter fare la giudice e si mise da una parte dove poteva controllare tutto.

Intanto il drago stava trafficando con alcune pietre e alcune foglie. Avvolgeva le pietre nelle foglie e quando ebbe confezionato cinque pacchetti tornò alla pozza e posizionò i cinque pacchetti sul bordo.

“Facciamo questo gioco!” ridacchiò “questi cinque pacchetti racchiudono una pietra ciascuno. Sono uno a testa per voi quattro, più uno che darete a me. Quattro di questi contengono un diamante e uno di questi contiene uno smeraldo. Voi ne prenderete uno ciascuno, poi comincerete ad aprirli, uno alla volta. Sarete liberi se il pacchetto con lo smeraldo sarà il mio, altrimenti vi mangerò! Gaia!” gridò rivolto alla sua femmina “hai capito bene le regole?”

“Oh sì,” rispose quella “le ho capite, cominciamo?”

I pesci scelsero ciascuno un pacchetto e Gerry il suo, poi diedero uno dei pacchetti al drago. Ci fu un attimo di lungo silenzio perché non sapevano come cominciare.

Il pesciolino rosso chiamò Gerry e gli fece notare che sul soffitto tempestato di belle pietre luminose, c’erano cinque fori dalla parte degli smeraldi verdi che formavano come una larga  striscia, mentre i diamanti che formavano una specie di lunga striscia bianca sembrava che fossero tutti al loro posto.

Aveva barato! Aveva messo quattro smeraldi nei pacchetti. Avrebbero perso subito! Ecco perché era così saltellante, il mostro!

Gerry si scervellò cercando di individuare un modo per ingannare il drago.

“Maestro,” sussurrò la carpa Koi all’orecchio di Gerry “la femmina è più buona, e mi sembra leale, dille quello che abbiamo visto, lei ci farà controllare quello che c’è nei pacchetti, e magari lo sgriderà pure…”

Gerry ci pensò sopra per qualche secondo, poi, prese la sua decisione. Decise che avrebbe giocato. Non prima però di aver cambiato una regola del gioco.

“Allora” cominciò, “signor drago, signora giudice, dal momento che nei pacchetti c’è una sola pietra verde e le altre sono bianche, tu aprirai il tuo pacchetto per primo, se la pietra è uno smeraldo, allora significa che le altre quattro sono bianche e quindi avremo vinto noi e dovrete liberarci.

Il drago spalancò gli occhi ma non aveva il coraggio di dire di no e la femmina invece, ignara della macchinazione, disse che certamente si poteva fare, non cambiava niente, avrebbero solo risparmiato tempo.

La pietra nel pacchetto, ovviamente, era uno smeraldo e il drago, scornato e arrabbiatissimo, dovette liberare tutti e cibarsi di alghe e insalata.

Immagine da internet: studentessamatta.com


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