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Autore: M. C.

Giardini pubblici dell’Ippocastano. C’era un’opera d’arte. Una di quelle arrivate a Spoleto per celebrare i 50 anni della mostra “sculture in città” del 1962.

Si chiama “Connessioni” l’opera realizzata dall’artista Carlo Moggia ed esposta, dal 23 giugno scorso, ai giardini di viale Giacomo Matteotti.

L’opera, che fa parte della mostra curata da Gianluca Marziani, ha subito dei gravi danneggiamenti a causa di atti vandalici compiuti, presumibilmente, durante la notte.

L’artista, da ieri pomeriggio a Spoleto, sta lavorando in queste ore al recupero di tutti i materiali nel tentativo di sistemare l’opera e renderla nuovamente fruibile ai turisti e al pubblico spoletino e speriamo non solo a quello.

Contattato telefonicamente Carlo Moggia ha spiegato nel dettaglio il danno subito ed il tipo di intervento che si è reso necessario.

L’opera è stata completamente smontata, i tubolari sono stati gettati a terra e alcuni giunti si sono spaccati e non sono più riutilizzabili. Quello che sto cercando di fare in queste ore è un intervento di riadattamento che, chiaramente, ne modifica in parte la struttura. “Connessioni” è una progressione geometrica, un’opera quindi che può subire delle variazioni, ma il danneggiamento è stato senza dubbio un fatto molto spiacevole, che ha creato più di un disagio. Non provo alcun rancore nei confronti di chi ha danneggiato l’opera, ma se dovesse ripetersi ancora sarò costretto, mio malgrado, a portarla via da Spoleto”.

In pochi hanno notato che le parti di tubo che compongono la scultura, sono stati gettati a terra proprio sopra i resti di un’altra opera.

Infatti al centro della rotonda in cemento, un altro artista, questa volta americano, che si chiamava Sol Lewitt, aveva istallato un dipinto affogato nel cemento. Un’opera dal grande valore storico ora che l’artista innamorato di Spoleto è scomparso.

Per quell’opera, quella di Lewitt, nessuno si è mosso abbastanza da riuscire ad evitarne la distruzione totale.

È rimasta una specie di sinopia scolorita a ricordare momenti diversi.

Quindi la Casina dell’Ippocastano sta velocemente diventando un cimitero di opere d’arte moderna.

Ci sono i vandali di oggi che distruggono per gioco, per sfregio, per non capire e poi ci sono quelli di ieri che molto più pazientemente distruggono per non fare.

C’è vandalo e vandalo.

M. C.


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Una risposta a “C’È VANDALO E VANDALO”

  1. ci poteva pensare direttamente TUBO!!!

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