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Autore: Isabella Caporaletti

Sono Roccia. No, non sono come una roccia, sono proprio Roccia. Abito sulla riva del fiume da tanti di quegli anni che la mia origine si perde nella notte dei tempi. Mi diverto a guardare le creature viventi. Nel mio fiume passano pesci argentei dalla livrea luccicante che giocano nelle pozze d’acqua chiarissima. Quanti ne ho visti! Se sapessi contare direi che forse ne sono passati miliardi! Che peccato avere una vita così breve! Le creature viventi fanno solo una fugace apparizione sulla terra. Non riescono nemmeno a vedere i cambiamenti della crosta terrestre.

A volte capita una catastrofe che distrugge quasi tutta la vita sulla terra, come quando alla fine del Cretaceo, circa sessantacinque milioni di anni fa, si estinsero tutti i dinosauri. Poi la vita ricomincia faticosamente, ma sempre per finire, prima o poi.

Mi piace anche guardare le foglie degli alberi che cadono e galleggiano sull’acqua verde chiaro. Le foglie hanno vita brevissima ma quando, cullate dal vento, si staccano dalla madre pianta, cadendo nel’acqua o sul terreno, dolcemente rientrano nel ciclo vitale della madre terra.

Non mi posso muovere ma a che serve muoversi? A volte anche gli umani che passano indugiano incantati a guardare la bellezza della natura e, per un attimo, rimangono senza fiato, quasi a voler fermare il tempo. Già, il tempo. Per le creature viventi il tempo è importante, perché ogni minuto che passa, ogni secondo, per loro, non tornerà mai più. Quanti ne ho visti! Miliardi! Ma che dico? Se sapessi contare sicuramente ne avrei contati milioni di milioni di milioni di milioni!!!

E’ venuto un bambino, un piccolo d’uomo con i capelli neri, ricci e arruffati. Era accaldato e si è rinfrescato nell’acqua  fresca e trasparente del fiume.

“Ciao Roccia!” mi ha detto.

“Ciao!” ho risposto.

“Non ti annoi a stare lì ferma tutto il giorno?” Il piccolo impertinente voleva stuzzicarmi!

“Non posso annoiarmi, se mi annoiassi impazzirei” ho risposto cercando di capire dove voleva arrivare.

Il piccolo si sedette su un masso mio vicino e mi accarezzò con la sua piccola mano. Toccare una creatura vivente è una bella sensazione. E’ calda, e ha qualcosa che batte, forse la vita.

“E tu,” ho domandato, “non hai paura di morire? Sai, ne ho visti tanti come te e dopo un certo tempo, sono tutti scomparsi, chi prima e chi dopo.”

Il piccolo ci ragionò su un attimo, poi, con un sorriso innocente che solo i bambini hanno, mi ha detto.

“Sì che ho paura, ho paura della morte, tutti hanno paura della morte ma io posso dare un senso alla mia vita, io posso alleviare la sofferenza delle creature viventi, io posso aiutare il mondo a migliorare, io posso aiutare la terra a mantenersi in vita, io posso tentare di evitare che saccheggino il fiume e portino via anche te per metterti su una strada e farti calpestare da tutti, e allora, cara Roccia,” sussurrò mentre si stendeva con delicatezza su di me, “la morte non mi spaventa più!”


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