Autore: L.G.

Sulla scia dei grandi processi della storia, messi in scena al festival da avvocati di ampia fama (ricordiamo Paola Severino, ora guardasigilli, che per ben due volte negli anni scorsi ha indossato la toga per il Festival), il 2 mondi propone le grandi omelie, discorsi intorno ai sette vizi capitali fatti da ministri della chiesa di grande fama.
Nonostante il caldo feroce la chiesa è gremita, è presente, oltre al padrone di casa Monsignor Renato Boccardo, anche il direttore del festival, Giorgio Ferrara, che annuncia al pubblico l’arcivescovo di Terni e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Monsignor Paglia, e poi siede nei primi banchi laterali per ascoltare l’omelia del vescovo ternano che è in procinto di lasciare la città dell’acciaio per Roma dove è stato chiamato dal Papa a ricoprire il ruolo di presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia.
Il caldo è soffocante, i ventagli lavorano a pieno ritmo, il pubblico è attento, la stampa è presente in forze pronta a cogliere frammenti del discorso, interviste, dichiarazioni ed immagini.
Il vizio di oggi è l’invidia.
L’invidia è gioire delle sconfitte altrui, l’invidia è nutrirsi del male che colpisce l’altro come se questo portasse del bene a chi lo prova.
L’’invidia è un autoavvelenamento del cuore. L’invidia è il sentimento che consegna Gesù alla croce.
E’ per l’invidia del diavolo che la morte entrò nel mondo: Luicifero, scacciato perchè voleva essere come Dio, è stato invidioso dell’amore del Creatore verso Adamo ed Eva. Ed eccoci qua, tutti noi, a pagarne le conseguenze.
Poi c’è l’invidia di Caino nei confronti di Abele, il cui nome significa, soffio, sussurro, ad indicare una persona fragile. E il Signore proprio per questa debolezza lo tiene più vicino, come fa una madre amorevole col figlio più bisognoso. Caino ne soffre e subisce l’influsso malefico dell’invidia fino all’eliminazione fisica di chi la genera. Caino non era cattivo, era invidioso di Abele .
L’invidia è superata solo con la nascita di Gesù che la contrasta con un sentimento nuovo il cui significato necessita di un termine altrettanto nuovo per essere definito, agape, amore disinteressato, gratuito.
Fuori intanto la temperatura sembra sfiorare i 40 gradi, dentro la chiesa poco meno.
L’invidia è uno dei peccati peggiori, perché nessuno mai la confessa.
E i Vescovi sono invidiosi?
Si, Monsignor Paglia ci confessa che, come vescovo ternano, ci invidia la temperatura di Spoleto, di qualche grado inferiore rispetto a Terni.
E Monsignor Boccardo? Anche lui, fasciato nell’inappuntabile completino ecclesiastico, pantalone nero, giacca nera, camicia nera e colletto bianco stretto alla gola, confessa la sua invidia per gli uomini che oggi sono in maniche di camicia, maniche magari corte.
Praticamente uno scoop.
Due peccati sicuramente già perdonati visto le altissime temperature verso le quali ci ha traghettato l’anticiclone Caronte in questi giorni di torrida estate.
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