Autore: Cecilia Metelli

Se non avete visitato la mostra di Jeffrey Isaac alla Rocca Albornoziana, dovreste farlo al più presto. La vista di Spoleto, del Duomo e di Monteluco sono spettacolari dalle torri del castello. La Rocca stessa splendidamente restaurata e il museo Longobardo recentemente aperto, sono luoghi da non perdere.
Come aggiunta tutta da godere allo Spoleto Festival 55, l’esibizione di +50 sculture e LaMaMa Fringe, Jeffrey Isaac ha creato un teatro di figure dipinte che rappresentano l’Italia di oggi. In posa davanti all’Altare della Patria di Roma, l’impressionante tableaux dispiega quasi un centinaio di figure che rappresentano personaggi diversi. Il soundtrack composto dalla musicista Nyla van Ingen drammatizza la scena.
Molti dei personaggi lì rappresentati vivono a Spoleto ed i visitatori sicuramente riconosceranno volti familiari – politici, negozianti, infermiere, pompieri e molti altri ancora.
Jeffrey Isaac vive da molti anni vicino a Spoleto ed è evidente la sua curiosità per la diversità della cultura italiana che ha saputo ritrarre con grande senso dell’umorismo e tenera ironia.
Visitate la mostra e vedrete il mondo in una stanza.
La mostra è aperta tutti i giorni inclusa la domenica dalle 9.30 alle 19.00.
IL TEATRINO DELLE BELLE FIGURE
di JEFFREY ISAAC
Omaggio alla Patria (d’adozione)
colonna sonora di Nyla van Ingen
2011-2012
Olio su cartoncino, legno
6x3x1,2m
Rocca Albornoziana, Spoleto
dal 23 giugno al 28 ottobre 2012
A cura di Studio A’87, lamamaspoletopen2012, Palazzo Collicola Arti Visive
Ringraziamenti alla Falegnameria Venanzi
La mostra dal titolo “IL TEATRINO DELLE BELLE FIGURE” dell’artista americano Jeffrey Isaac, che da molti anni vive e lavora nella città di Spoleto, presenta un’installazione composta da 60 elementi con figure dipinte su cartoncino sagomato fissato su piedistallo metallico. Cromaticamente accattivante, sollecitata dalla presenza della colonna sonora, questa galleria di figure in divisa, in maschera, in abiti da parata, da processione, da cerimonia, o in semplici abiti civili, prende vita e, come in un teatrino inteso in senso più classico, riesce a evocare atmosfere che sfiorano ogni gamma dei sentimenti umani, dal ludico e al malinconico.
Se la rappresentazione scenica in tre dimensioni nell’ambito delle arti figurative trova precedenti, per esempio, nei cosiddetti “Teatrini” di Fausto Melotti o nel “Circo” di Alexander Calder, senza contare la lunga tradizione dei gruppi scultorei a carattere religioso dei secoli passati, il “teatrino” di Isaac si distingue dalle soluzioni proposte dai suoi predecessori innanzitutto per la scelta formale, oltre che per l’invenzione tematica. Le figure disposte secondo un preciso schema prospettico, nello spazio scenico che riproduce il monumento del cosiddetto Altare della Patria – a sottolineare il carattere pubblico della messa in scena – sono dipinte su supporto bidimensionale e quindi, scartata ogni tentazione plastica o cinetica, a dominare incontrastata è la resa mimetica dei personaggi ritratti. Si tratta per lo più di persone verso cui Isaac dimostra una certa familiarità, avendone colto attraverso il mezzo fotografico – magari durante una manifestazione – l’immagine tradotta successivamente in pittura, che ne restituisce con freschezza assoluta l’espressione del momento non senza una buona dose d’ironia, cui il titolo sembra in qualche modo alludere. Nel sottotitolo è esplicitato un ulteriore sentimento dell’artista, di gratitudine verso la patria di adozione incarnata simbolicamente dalla immagine del monumento e dal corteo rumoroso, dove si possono riconoscere volti noti mescolati tra la folla dei “tipi” intenti a sfilare, compresi del proprio ruolo, concentrati o, a loro volta, sorridenti mentre ricambiano con vivido compiacimento i nostri sguardi divertiti. –
Cecilia Metelli
Informazioni: www.jeffreyisaac.com
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