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Il cile di Pinochet, la diplomazia italiana e i retroscena di un delitto.Presentazione domenica 15 luglio a Spoleto, nell’ambito del Festival dei Due Mondi, ore 11,00, Palazzo Comunale, sala dello Spagna.

Intervengono insieme all’autore, Staffan de Mistura, Sottosegretario agli Affari Esteri e Duilio Giammaria, inviato di TG1.

“Chi ha ucciso Lumi Videla?”, edito da Mursia, è il memoriale di Emilio Barbarani, il diplomatico italiano che nel 1974 venne mandato a Santiago per gestire la crisi dell’ambasciata italiana occupata da centinaia di  rifugiati  in fuga dal regime golpista.  Nella residenza italiana venne gettato nottetempo il corpo di Lumi Videla, militante del Mir.

L’inchiesta sull’omicidio Videla è il filo conduttore di una splendida e drammatica testimonianza sull’inizio di una dittatura durata 17 anni, in cui si leggono in  controluce tutte le contraddizioni di un Paese spaccato in due. Nel Cile diviso si muovono eroi e aguzzini, politici cinici e madri alla ricerca dei figli desaparecidos, spie affascinanti e criminali, preti coraggiosi (Barbarani testimonia il ruolo fondamentale della Chiesa cilena nella difesa degli oppositori) e cittadini indifferenti.  In mezzo a loro, il giovane diplomatico italiano che mette, letteralmente, se stesso tra i rifugiati e la polizia segreta: si chiude per due anni in ambasciata tessendo una silenziosa ma efficace rete di assistenza e protezione che riuscirà a salvare centinaia di vite. Per farlo deve imparare a muoversi in quella zona franca dove operano spie e doppiogiochisti, dove le vite umane hanno un prezzo che va pagato. Quale che sia.

Nel 2008, nel Cile tornato alla democrazia, alcuni agenti della DINA, a cominciare dal suo capo, vennero condannati dal Giudice per la morte della giovane mirista. Ma la storia è veramente chiarita? Le confidenze di una agente della intelligence della Forza Aerea cilena insinuano alla fine del libro più di un  dubbio.

Foto: villagrimaldi.cl


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