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Comincia con un lungo silenzio del regista texano, questo incontro per presentare l’ultima fatica del genio americano.

Dopo la pausa, inizia il racconto di come si è avvicinato a questa opera e al suo rapporto con chi ha curato le musiche il grande Lou Reed, amico personale di Wilson.

Ha voluto accostare due mondi in un unico spettacolo. Il rock duro e a tratti anche aggressivo del musicista americano, con l’interpretazione del silenzio a cura di Angela Winkler, l’attrice chiamata per interpretare il ruolo di protagonista.

Lo spettacolo inizierà appunto con un lungo silenzio, senza musica. Qualche rumore, leggero, che aumentando incontrerà il suono prodotto dalla fantasia di Lou Reed.

Da esperto grafico, il regista pensa i suoi spettacoli trasformandoli in un diagramma. In questo caso, ci ha mostrato come fa, il progetto vede una scatola nera piccola all’inizio, che durante lo svolgimento dell’opera cresce fino a diventare il contenitore in cui si rappresenta lo spettacolo.

Diventerà il nero pieno di luce che accoglie la pièce.

Al regista americano ci vuole un anno per arrivare a portare in scena uno spettacolo come quello che domani andrà in scena a Spoleto.

Comincia con i movimenti, poi aggiunge le battute, poi il suono e così ia, fino a completare il prodotto finale dove gli attori funzionano da collegamento giustificatore ed anche da elementi grafici.

“Non è compito del regista mettere al corrente gli attori della lettura drammaturgica dell’opera” afferma Wilson.

Non racconta niente. Mette in scena. Dirige con piglio sicuro, certo della riuscita dell’opera e questo dà sicurezza agli attori.

Per i prossimi anni si vedrà se sarà possibile continuare la collaborazione con il Festival. “Dipenderà dai progetti e dalle disponibilità delle casse della manifestazione” dichiara Giorgio Ferrara.

Siparietto nella conferenza, quello offerto dall’attrice tedesca che un po’ in difficoltà con l’inglese, si è arrangiata in tedesco. Dal pubblico è arrivata una persona che fa parte della compagnia la quale si è occupata di portare il tedesco all’inglese, tradotto poi in italiano dall’interprete prevista dal Festival.

Certi di non aver perso nulla nella doppia traduzione, aspettiamo di vedere in palcoscenico al Teatro Giancarlo Menotti, un nuovo capolavoro del regista americano.

 

 

 


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