
3. AMBIENTE e PRG
Il B.P. 2012 contiene la previsione dello stanziamento per finanziare la revisione, in
riduzione, dell’attuale PRG. Sono quindi evidenti le interconnessioni che ci hanno portato a
considerare insieme Ambiente e Pianificazione dell’uso del Territorio.
AMBIENTE
Molte azioni sono state avviate e molte concluse.
Le attività concluse più significative vanno dalla acquisizione (dicembre 2010) della
certificazione UNI 14001 per l’ente comune di Spoleto alla realizzazione del Progetto
Cleantech con il quale è stato effettuato lo studio sull’ impatto del traffico veicolare in centro
storico; dalla mappatura acustica del territorio comunale alla misurazione dei campi
elettromagnetici prodotti dagli impianti di telecomunicazione esistenti e dagli elettrodotti; dal
Censimento del patrimonio arboreo in centro urbano al censimento delle discariche
abusive, al censimento dei dissesti idrogeologici minori ( oltre quelli individuati dal PAI).
Tutti i dati acquisiti con questi studi e indagini hanno consentito la redazione del Piano di
Gestione Ambientale e la creazione di un “data base ambiente” con tutti i dati aggiornati.
Molteplici progetti sono in corso per la tutela e valorizzazione di Monte Luco e Monte Fionchi
e delle nostre emergenze paesaggistico ambientali inserite nella RERU (Rete Ecologica Regione
Umbria). In corso anche il piano di recupero ambientale di cave dismesse nell’area di
Poreta (ex Brocanello);
Sono stati implementati i punti di rilevazione del monitoraggio dell’aria effettuato in
convenzione con ARPA estendendo l’attività alla zona di Via Marconi e di Madonna di Lugo.
Firmate le convenzioni con il CIRIAF dell’Università di Perugia stanno giungendo alla fase conclusiva
sia l’indagine sulla qualità dell’aria, nell’area da S. Chiodo a S. Martino in Trignano, sia la
redazione del piano Energetico comunale che rispetta gli obiettivi del Pacchetto clima UE.: in effetti tale “pacchetto” dice: entro il 2020 occorre raggiungere: contenimento del 20% degli attuali consumi energetici; riduzione del 20% delle attuali emissioni CO2eq; una quota pari al 20% della produzione totale, da fonti rinnovabili.
Rispetto all’indagine sulla qualità dell’aria nella zona descritta siamo in grado di anticipare che
tutti parametri risultano sotto la soglia di rilevabilità della strumentazione (IPA, Stirene,
Fenoli). In sintesi non esistono preoccupazioni sugli inquinanti che più direttamente influenzano le
patologie umane. Infine sta partendo l’indagine igienico sanitaria, anch’essa affidata alla Università di
Perugia, che in questi giorni sta testando la metodologia di rilevazione.
Significativo anche l’accordo chiuso con Regione Umbria e TERNA per l’annosa questione
dell’interramento dell’elettrodotto di Villavalle.
Restano critici i settori della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti.
Altre azioni condotte fino ad ora di valenza ambientale sono:
• individuazione da parte del Comune di Spoleto di un’ampia e coerente vincolistica relativa alla ubicazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel territorio comunale, basata su un attento studio redatto da un gruppo di lavoro formato da tecnici comunali ed esperti esterni, finalizzato alla salvaguardia di aspetti ecologici, paesaggistici, sanitari potenzialmente minacciati dalla realizzazione e dal funzionamento di tali strutture; il lavoro si è collocato nell’ambito dell’Art. 12, Comma 3, del Regolamento Regionale dell’Umbria n. 7/11; del prezioso lavoro, purtroppo, la Regione Umbria ha preso in considerazione solamente ridotte e marginali porzioni, dimostrando una palese insensibilità e arroganza nei confronti delle istanze relative alle risorse culturali e ambientali della vasta e significativa porzione di territorio umbro rappresentata dal Comune di Spoleto;
• saggia e coerente decisione da parte del Comune di risparmiare ad una porzione altamente significativa ed identitaria dello Spoletino, il Monte Luco, l’alterazione derivante dall’aggiunta di una ulteriore antenna per le telecomunicazioni sulla sua vetta.
Sul fronte opposto, una grave mancanza del Comune di Spoleto in tema ambientale è stata la pessima, impopolare, iniqua, grottesca gestione, e conseguente conclusione, dell’affaire impianti a biomasse a Madonna di Lugo della famiglia Coricelli. Si tratta di uno dei peggiori svarioni che, nel suo complesso, ma con primaria responsabilità politico-culturale del Sindaco, il Comune di Spoleto ha commesso, del tutto inspiegabile, sia dal pdv sociale che di mera opportunità consensuale. Non è mai troppo tardi per ravvedersi!!
I NUOVI OBIETTIVI
Dopo il parere positivo del supervisore che ha di fatto autorizzato la fase conclusiva, la
certificazione di Spoleto comune EMAS è senza dubbio l’obiettivo maggiore del prossimo
anno. In questa sede non c’è spazio per dilungarsi sull’importanza di un risultato che ci vede
tra i pochissimi comuni umbri e su scala nazionale, basta pensare che l’EMAS per l’ambiente
equivale al marchio UNESCO e che soprattutto obbliga ad un monitoraggio costante sullo stato
dell’ambiente, sulla adozione delle buone pratiche per il risparmio energetico, sull’uso del
patrimonio pubblico, sullo sfruttamento controllato e sostenibile delle risorse naturali.
Sul versante della green economy stiamo ragionando sull’utilizzo dei fondi FAS per
l’ambiente da indirizzare alla valorizzazione delle nostre risorse naturalistiche, a cominciare
dall’allaccio della Pista Ciclabile alla Spoleto Norcia, per ottimizzare la rte della mobilità dolce
nella prospettiva del suo sviluppo per il turismo verde.
Una particolare attenzione con adeguati stanziamenti finanziari verrà dedicata al tema della
bonifica delle porzioni di territorio invase dalle discariche abusive.
Con il B.P. 2012 verranno reperite le risorse per dare una spinta significativa alla raccolta
differenziata, ma non nascondiamo che è quasi impossibile centrare l’obiettivo del 65%.
Accanto a ciò resta il problema della discarica di S. Orsola per la quale oltre agli interventi
volti alla “ottimale colmatura”, cioè a riempire gli spazi vuoti che si sono formati e si formano
(soprattutto dopo lo sfruttamento del biogas), poco possiamo fare. In estrema sintesi questo
tipo di interventi potrebbe consentire di prorogare il termine di morte della discarica (stiamo
attendendo i risultati degli studi avviati), ma non risolve certo il problema.
Il tema dei rifiuti, a nostro avviso, va affrontato nella dimensione regionale, questa convinzione
è supportata dai dati che dimostrano risultati a macchia di leopardo sui vari territori umbri
rispetto all’obiettivo del 65%.
L’impostazione che abbiamo cominciato a confrontare con la Regione si articola in tre punti
nodali:
1. Se la Regione non interviene con risorse finalizzate è quasi impossibile che tutti i
territori raggiungano il 65% di differenziata, a meno che le imposte a carico dei cittadini
per la gestione del servizio, non vadano incontro ad aumenti ben più consistenti di
quelli che i cittadini possono oggettivamente sostenere.
2. E’ evidente che sui costi della differenziata giocano un ruolo non secondario le
dimensioni e gli asset dei gestori, ma per quanto ci riguarda prima di rinunciare a
quanto costruito con la nostra VUS, bisogna aprire un confronto regionale sul problema
dei flussi di rifiuti riflettendo sul metodo del “riuso a filiera corta”;
3. E’ indispensabile ragionare con la Regione sul migliore utilizzo degli 11 milioni disponibili
dai FAS perché a nostro parere essi vanno destinati ad investimenti finalizzati al “fare
impresa” utilizzando i rifiuti come prodotti.
Su questo ultimo punto abbiamo studiato più di una esperienza positiva e fattibile sia nel
centro nord che presso alcune realtà umbre. Da parte nostra, una volta inaugurato il
depuratore di Camposalese (fine giugno) partirà l’intervento, già finanziato, per realizzare
presso il depuratore (già dotato di una turbina per produrre energia dal biogas estratto dai
fanghi), l’impianto di smaltimento dei fanghi residui. Si tratta di un intervento che oltre ad
abbattere la notevole spesa annuale oggi sostenuta, ci consentirà di entrare in un mercato
redditizio.
Altra criticità da affrontare e risolvere è costituita dalla ferita provocata dai lavori per l’ex
ippodromo di Poreta per la quale abbiamo avanzato richiesta di acquisizione dell’AREA alla
Regione, che ne è tutt’ora proprietaria, con l’intenzione di un suo impiego quale campo di
produzione di energia rinnovabile.
Quanto alle energie rinnovabili si ritiene che, a tuttoggi e nel territorio spoletino, la tecnologia meno impattante e più versatile sia quella fotovoltaica. Il fotovoltaico si basa su una risorsa molto più che “rinnovabile” ma “eterna” come la luce solare; non solo, il fotovoltaico è realizzabile in qualsiasi luogo con esposizione adatta, senza bisogno di arrampicarsi sui crinali montani o bruciare, pericolosamente, combustibili; inoltre non ha bisogno di fondazioni, ma può essere semplicemente appoggiato al suolo, quindi rimosso senza significative e prolungate conseguenze: è la tecnologia dotata di reversibilità paesaggistica ed ecologica pressoché totale. La tecnologia eolica è caratterizzata, invece, da un altissimo impatto paesaggistico ed ecologico, tale che qualsiasi luogo dell’Umbria, se non di tutta Italia, si può motivatamente considerare non idoneo. La tecnologia che prevede la combustione di biomasse presenta, invece, alti livelli di pericolosità di inquinamento ambientale e di danno alla salute umana. Il Comune di Spoleto dovrebbe, quindi, proporsi come modello regionale di opzione per la tecnologia meno impattante, naturalmente realizzata in contesti idonei, quali cave dismesse, aree industriali, coperture di edifici produttivi e di servizio, ecc., associando tale scelta con adeguate innovative tecniche di mitigazione e integrazione paesaggistiche ed ecologiche.
Un altro “capitolo” ambientale e paesaggistico molto importante è quello delle antenne per le telecomunicazioni.
Il paesaggio spoletino è attualmente dominato da mostruosità verticali ubicate sul Monte Martano, sul Monte Luco, sul Monte Serano, capaci di intercettare, banalizzare e umiliare gli già splendidi skyline che circondano la città ed il suo territorio. Con molta preoccupazione risulta recentemente visibile un altro mostriciattolo verticale che ha fatto la sua comparsa su Cima Panco, porzione meridionale della dorsale dei Monti Martani, la quale potrebbe fare da “testa di ponte” per una “antennizzazione” della catena montuosa. Ciò sarebbe possibile in virtù dello sciagurato approccio decisionale politico-tecnico-amministrativo che vede nelle “aree compromesse” un luogo d’elezione, non per azioni di mitigazione e restauro, come saggia politica territoriale vorrebbe, ma posti nei quali completare e, perche no?, sviluppare lo “sputtanamento” ambientale e paesaggistico, quindi culturale ed identirario.
Per quanto esposto, preoccupazione importante di questa revisione di mandato, dovrebbe essere anche quella di studiare e risolvere la problematica delle antenne, anche d’intesa con Comuni limitrofi, come nel caso del Serano.
A tale proposito si ritiene urgente un attento monitoraggio dei campi elettromagnetici sulle aree interposte tra le “mostruosità verticali”.
PRG
Siccome si ritiene che l’atto programmatorio-pianificatorio di livello comunale che ha maggiore influenza, direttamente o indirettamente, sull’ambiente ed il paesaggio sia il PRG, si preferisce concentrare in questa sezione le principali osservazione relative alle anzidette due componenti il territorio spoletino.
Il Piano Regolatore Generale, che ha iniziato la sua fase di attuazione, sia nella sua parte
Strutturale che in quella del primo Piano Operativo, è stato considerato un fondamentale punto
di arrivo e di conseguimento di un obiettivo strategico, che ha concluso l’iter che ha impegnato
la precedente Amministrazione, ma anche un punto di partenza per attuare tutte le scelte che
sono in esso contenute e prefigurate.
Il Piano infatti, specialmente nella sua parte Strutturale, ha creato le condizioni per
l’equilibrato sviluppo ed utilizzo del territorio, nel rispetto del quadro di vincoli e tutela
dell’ambiente, indicando anche gli strumenti – alcuni dei quali innovativi nel panorama
urbanistico regionale e nazionale – che ne possono consentire l’attuazione. Questo aspetto ha
trovato spazio nel contenuto del PRG – Parte Operativa-, con alcune modalità attuative, quali
la perequazione e la premialità, proposte per alcuni interventi.
Non vero: fin dalle prime “battute” il PRG di Spoleto ha mostrato la sua ipertrofia a vantaggio, presunto, di consenso popolare e di categorie legate all’edilizia, senza nessuna considerazione per il consumo di suolo, il paesaggio, l’ambiente, al di là di vaghe enunciazioni di principio che riecheggiano anche nel presente documento. Tanto è vero che tutte le associazioni ambientaliste spoletine hanno combattuto tale tendenza, sulla base di criteri e motivazioni oggettivi, senza riuscire a scalfire la ferrea volontà grottescamente espansionistica e degradativa dell’AC. Risultano evidentissime anche innumerevoli “marchette” pianificatorie prive di qualsivoglia altra motivazione.
C’è da dire però che l’impostazione del Piano, sia per il dimensionamento che per le mutate condizioni socio-economiche che nel frattempo si sono create, contiene delle scelte, sia pianificatorie che infrastrutturali, che risentono del tempo trascorso, considerando che il PRG stesso, nella sua Parte Strutturale, è stato impostato e progettato ormai dieci anni fa. La stessa scelta di aver approvato un Piano Operativo che ha reso possibili ed attuabili tutte le previsioni del Piano Strutturale ha messo i cittadini, alla luce della crisi del settore edilizio e della mutata disciplina dell’ ICI – ora IMU- sui terreni edificabili, in gravi difficoltà
economica, tanto che la A.C. sta ricevendo numerose richieste di “retrocedere” in agricolo aree al momento edificabili, sia residenziali che a servizi o ad attività produttive.
Da questo quadro è emersa la volontà di procedere ad una revisione del PRG, Parte
Strutturale, che dovrebbe trovare la sua adozione entro l’ anno 2013.
L’ attività della Direzione PUT dovrà quindi, con un impegno biennale negli anni 2012 e 2013,
incentrarsi nella predisposizione di una Variante Generale al PRG, Parte Strutturale, a cui
seguirà necessariamente un nuovo Piano Operativo.
La decisione è tardivissima. Grottesco appare il fatto che già nel suo manifesto elettorale il candidato sindaco, poi divenuto tale, aveva incluso tale volontà, tanto da condizionare la sottoscrizione di detto manifesto da parte di cittadini fino ad allora critici con l’operato del precedente sindaco e del suo assessore all’urbanistica, poi attuale sindaco. Tutte le associazioni ambientaliste non possono, inoltre, non ricordare i reiterati e vigorosi appelli, rivolti sia all’assessore all’urbanistica attuale, sia alla giunta, che al Sindaco, di essere coerenti con gli impegni e procedere ad una drastica revisione in minuendo del PRG. La risposta era, immancabilmente, “è troppo tardi” e ciò accadeva nel 2009, 2010, 2011. Oggi, a metà 2012, invece, c’è tempo! Possiamo solo augurarci che non sia la solita e farsa o che, peggio ancora, non si riapra il “baule” PRG per infilarci ancora qualcosaltro…
Verrà quindi nuovamente costituito l’Ufficio del Piano, riprendendo lo schema interdirezionale
della precedente esperienza che ha dimostrato la sua validità, ed il necessario supporto
tecnico-scientifico sarà fornito dall’ Università di Perugia, Facoltà di Ingegneria, tramite i
Dipartimenti DICA (Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale ) ed il Laboratorio di
Progettazione Urbanistica. Sarà quindi stipulata una apposita Convenzione tra il Comune di
Spoleto e l’ Università degli Studi di Perugia.
Se il “buongiorno si vede dal mattino” non ci sono buoni auspici: del supporto tecnico-scientifico sopra annunciato non fa parte alcuna competenza naturalistica, ecologica, paesaggistica, ma solamente i soliti ingegneri e architetti la cui italica cultura è notoriamente lontanissima da sensibilità e competenze ambientali sensu lato. Presso l’università di Perugia sono presenti competenze specifiche ambientali peraltro ben note alla AC che potrebbero, nella fattispecie, porre qualche difficoltà ad una operazione evidentemente di sola facciata che il Comune si appresta a condurre sul vigente PRG: la scelta dei consulenti funziona da efficace “indicatore” sulle reali intenzioni dell’AC.
L’applicazione dell’ ICI su aree pianificate è stata una diretta conseguenza dell’entrata
a regime del nuovo strumento urbanistico. Tale attività dovrà continuare ad essere gestita con
criteri di assoluta obiettività e certezza, poiché va ad incidere concretamente sugli interessi
dei cittadini. Questo vale in particolare modo per ciò che riguarda la stima e valutazione delle
aree pianificate, che sono suscettibili di valori fondiari maggiori di quelli agricoli.
ICI? Non è in vigore l’IMU? Quanto esposto sopra è criptico e sibillino, che cosa vuol dire? È di fatto una ammissione sul vero criterio che ha guidato il vigente PRG nel dimensionamento delle aree edificabili: svendere il suolo per fare cassa per il Comune, indipendentemente dalle reali necessità su base demografica previsionale.
Considerazioni preliminari sulla revisione del PRG – Parte Strutturale
Il PRG di Spoleto, pur essendo stato approvato definitivamente ed entrato in vigore nel 2009,
vede la sua definizione nelle linee fondamentali con l’ approvazione del Documento
Programmatico che venne approvato dal Consiglio Comunale nel 2002.
La prima adozione fu nel luglio 2003.
Le “pietre angolari” ispiratrici del Piano erano:
1. La valorizzazione del centro storico e la riqualificazione delle periferie
2. La valorizzazione delle “identità” delle varie parti del territorio
3. La unificazione delle aree industriali
4. La realizzazione di nuove infrastrutture viarie e l’ adeguamento di quelle esistenti
5. Il riconoscimento e l’ affermazione dell’ ambiente come patrimonio e come risorsa.
Senza voler ripercorrere tutto l’ iter approvativo del PRG, che attualmente è pienamente vigente sia
nella sua parte Strutturale che in quella Operativa, bisogna tenere presente che le scelte
pianificatorie compiute all’ epoca della prima redazione sono rimaste sostanzialmente immutate.
Come sopra già espresso, delle pretese “pietre angolari” anzidette, la prima, seconda e, in particolare, la quinta sono totalmente inesistenti nella realtà del PRG: la loro effettiva assenza ha causato, quindi, il crollo culturale, identitario e ambientale di tale “costruzione”.
I quattro elementi di un PRG nella sua parte strutturale sono:
•Il sistema infrastrutturale inteso nel suo insieme materiale ed immateriale ( dalla
viabilità alle reti energetiche a quelle di cablaggio )
•La definizione di macroaree, cioè di aggregazioni perimetrate mono o polifunzionali
all’ interno delle quali si concentrano le previsioni di consolidamento e di trasformazione
delle differenti funzioni (residenziali, produttive, servizi)
•La disciplina di utilizzo di tutta la restante area esterna alle macroaree stesse,
che per semplicità viene definita “agricola” o “boscata”
•Il recepimento del quadro vincolistico sovraordinato, con integrazioni ed ulteriori
vincoli legati alla specificità del territorio. Tali vincoli costituiscono il quadro di
riferimento e di congruenza all’ interno del quale le scelte pianificatorie debbono trovare
la loro compatibilità.
Si può quindi affermare che, mentre per gli ultimi due punti ( disciplina in agricolo e regime
vincolistico) gli ambiti di scelta politica sono assai limitati, dovendo fare stretto riferimento
a leggi e piani regionali, piani provinciali e comunque a normativa sovraordinata, per
quanto riguarda il sistema infrastrutturale ed il tema delle macroaree lascia maggiore
spazio di autonomia alle decisioni di competenza comunale.
È infatti proprio in questa parte “libera” che l’AC precedente ha toccato il fondo con il suo PRG!
Le scelte strategiche del PRG attuale
Residenza
Il PRG attualmente vigente prevede un consumo di suolo maggiore del 10% circa rispetto
al piano precedente ( approvato nel 1988 ), che era ormai quasi completamente attuato.
La nuova capacità insediativa residenziale è valutata teoricamente in circa 10.000 nuovi abitanti
in aree di nuova previsione, ma essa è di fatto assai maggiore, in quanto le aree considerate nel
calcolo sono le sole zone “C”, mentre comprendendo anche le zone “B”, che sono assai estese, il
recupero del patrimonio edilizio esistente e gli insediamenti in zona agricola si giunge facilmente
ad una stima di capacità residenziale di circa 20.000 nuovi abitanti.
La scelta di impegnare ampie aree a fini residenziali in molte Macroaree fu allora dettata
dalla considerazione che un’ offerta diffusa avrebbe dovuto fungere anche da calmiere al
mercato delle aree, che aveva valori molto elevati e di fatto favoriva l’ esodo in comuni
limitrofi.
Oltre a questo bisogna considerare che il regime ICI per le aree edificabili non era così
pesante come ora, e le aree edificabili potevano restare “dormienti” per anni, senza che
costituissero un aggravio economico per i proprietari.
Ecco, a “buoi fuggiti” l’AC “chiude la stalla”: quanto detto sopra fu accoratamente e motivatamente denunciato dalle associazioni ambientaliste alla cieca e sorda AC che stava redigendo il PRG; adesso, sostanzialmente la stessa AC ce la sentiamo dire le identiche cose!
Un’amarissima soddisfazione, una “vittoria di Pirro”, anche perché, a tuttoggi, non v’è alcuna reale certezza che poi il Comune proceda in detto senso. Infatti…
L’attuale situazione socio-economica, unitamente ad una aumentata attenzione al
consumo di suolo da parte di soggetti politici ed ambientalisti, potrebbe suggerire una
revisione in senso riduttivo delle aree a suo tempo individuate, sempre però in un quadro di
congruenza con l’ omogeneità delle Macroaree, magari compensando tale riduzione con un
incremento di indice che, attualmente, per le zone “C” è al massimo di 1mc/mq, e 9.50ml
di altezza.
…c’era da aspettarselo! Le cinque righe soprastanti la dicono lunga sulle reali intenzioni dell’AC: a fronte di un mea culpa tardivo e del tutto teorico si apprende che, in effetti, non si rintraccia alcuna reale intenzione di SOPPRIMERE TUTTE LE ZONE “C“ E RIDIMENSIONARE DRASTICAMENTE SIA IN SENSO AREALE CHE DI INDICE LE ZONE “B”, congruente conseguenza dell’analisi retrospettiva, per la prima volta prossima alla realtà, precedentemente enunciata. Addirittura già si mettono le mani avanti parlando di “congruenza con l’omogeneità delle Macroaree” il cui reale significato è, in spoletino: “je facemo le pezze calle” e per chi fingesse di non capire significa “non vi preoccupate voi drogati di aree fabbricabili, non vi torceremo un capello, tutto rimarrà come prima, forse, al massimo, retrocederemo da “C” ad agricolo solo quei frustoli che ci vengono a gran voce chiesti dai proprietari che, non volendo o non potendo più edificare, sono comunque obbligati a pagarci le tasse” Non solo! Ecco pronto l’inganno: aumenteremo l’indice delle aree “C” così anche quel pochissimo che FORSE ridurremo sarà CERTAMENTE compensato da un robusto incremento di edificabilità.
Servizi
Il Piano dei Servizi, esplicitato nella parte operativa del PRG, pecca –nel momento
attuale- di “gigantismo”, alla luce delle effettive risorse finanziarie che possono essere
messe in gioco per la sua attuazione. Anche in questo caso un ridimensionamento, o
quantomeno una temporalizzazione degli interventi sarebbe opportuna, collegandoli al
piano pluriennale delle opere pubbliche.
Anche rispetto ai Servizi: “pezze calle”. Il termine “ridimensionamento” tanto sbandierato nella teoria introduttiva, si vede poi come, giunti alla prassi, non si ha il coraggio nemmeno di pronunciare, se non prontamente annullato da un consolatorio e platonico, quanto orribile e incomprensibile, “temporalizzazione” (sic!). Anche in questo caso, invece il “gigantismo” deve essere combattuto e vinto con una RIMOZIONE TOTALE DELLE NUOVE AREE A SERVIZI visto che le precedenti, comunque esagerate, sono state effettivamente realizzate in una percentuale ridicola.
Insediamenti produttivi
Su questo aspetto non esistono criticità particolari sotto l’ aspetto urbanistico, ma di
impulso di promozione territoriale per aumentarne l’ appetibilità, stante anche la
concorrenza verso la parte Nord del territorio di altri Comuni.
Dice bene il Sindaco, o chi per lui, che non “esistono criticità” sotto l’aspetto “urbanistico” relativamente agli insediamenti produttivi. Ne esistono, invece, moltissime sia dal punto di vista ambientale-consumo di suolo che economico. Centinaia di ettari di aree destinate a tale uso, costosamente urbanizzate, paesaggisticamente impattanti, distribuite in ogni dove, a casaccio o “a marchetta”, sottoutilizzate o, nella maggioranza dei casi, inutilizzate. Quelle utilizzate sfuggono a qualsivoglia, minimo, disegno di congruenza, mitigazione, armonizzazione ecologica e paesaggistica, costituendo un caos estetico e funzionale. ANCHE IN QUESTO CASO SI DEVE PROCEDERE ALLA RIMOZIONE DI TUTTE LE SUPERFICI CHE ANCORA NON SONO STATE URBANIZZATE O PARZIALMENTE OCCUPATE. Puntando sul restauro ambientale e paesaggistico delle numerose altre.
Infrastrutture
Nel PRG attuale ancora permane la scelta della Variante Sud, oltre alla previsione di altre
infrastrutture che dovrebbero essere oggetto di confronto a livello tecnico-politicoamministrativo.
E’ questo un aspetto da approfondire ulteriormente.
Ancora una volta nell’ambito delle valutazioni e dei “confronti” i fattori ambientale, paesaggistico, ecologico non vengono nemmeno sfiorati; se questa è la forma mentis con la quale l’AC dice di apprestarsi a rimettere mano al PRG la ”cura” che si vorrebbe somministrare sarà più dannosa della “malattia”.
Vincoli
Il recepimento del Piano di Assetto Idrogeologico, il cosiddetto PAI 2, ancorché non
formalmente approvato dal Ministero, e non dotato di misure di salvaguardia, potrebbe
essere fatto proprio da un PRG revisionato, anche se nel frattempo non entrasse in vigore
ufficialmente, e costituirebbe un sicuro segnale di attenzione al territorio, apprezzabile da
parte dei soggetti più sensibili a queste tematiche.
Tra l’ altro, la sua applicazione renderebbe non più soggette ad edificazione alcune aree
a rischio, concorrendo alla riduzione di consumo di suolo di cui si è già parlato.
Inoltre, anche alcune scelte fatte a suo tempo, come l’ area da destinare a polo sportivo di San Sabino, l’ ex ippodromo di Poreta, l’ albergo ex Ipost (del Matto) di Monteluco, oltre al Campo da Golf di Torregrossa impongono una riflessione circa la loro – ancora- validità, alla luce della evoluzione che ciascuna di loro ha
avuto.
La timida riflessione autocritica su scelte pianificatorie o esiti fattuali delle stesse che hanno condotto a pesantissime conseguenze ambientali e paesaggistiche, o rischiano di farlo, dovrebbe essere seguita da una energica e ben determinata volontà di ritornare sui propri passi da parte dell’AC e porre una nutrita serie di luoghi specifici del territorio spoletino, molti dei quali di proprietà pubblica, oltre a quelli elencati sopra, che attendono da decenni qualificati e compatibili approcci di restauro, ripristino, funzionalizzazione, sia entro le mura urbiche che nel territorio comunale.
ITALIA NOSTRA onlus
Sezione di Spoleto
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