
A Milano, nel regno della moda, avrebbero dovuto partire oggi, nonostante tutte le battaglie degli associati alle varie associazioni di categoria che da anni chiedono date uniche in tutta Italia per evitare la ‘transumanza degli acquisti’ : veri e propri pellegrinaggi per inseguire le offerte, non sempre veraci e convenienti, da una regione all’altra.
Alla faccia di questo pensiero diffuso, a Milano hanno pensato di bruciare tutti sul tempo e grazie ad un provvedimento del consiglio regionale i saldi sono partiti oggi con un mese di anticipo.
Oggi.
E fino a ieri in alcuni momenti uscivamo con la felpina pesante.
Hai voglia tu a vendere canotte e costumi, pantaloncini e abitini di seta.
Il provvedimento, scaturito da una modifica sperimentale al Testo unico del commercio, abolisce il divieto di promozioni e sconti a un mese dall’inizio ufficiale dei saldi, quest’anno previsto per il 7 luglio.
Nella capitale della moda tutti i negozi avrebbero potuto esporre liberamente cartelli promozionali e ribassi senza incorrere in alcun tipo di multa o sanzioni.
Avrebbero, perché così non è stato.
Le griffe hanno detto no.
Nessuna delle importanti boutique del centro ha aderito al provvedimento e per gli sconti hanno dato appuntamento al mese di luglio come nelò resto d’Italia.
Ma allora chi lo avrebbe chiesto questo provvedimento?
Sembra sempre più evidente, nel mondo del commercio, lo scollamento tra la base ed i vertici nazionali delle associazioni di categoria che spesso non rappresentano le esigenze delle piccole medie imprese, ma solo quelle della grande distribuzione.
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