
1950. Mille Miglia
Era una locanda sulla statale, all’inizio del paese. Si poteva mangiare e dormire. C’erano anche un’officina meccanica e un distributore di benzina. Era tutto dello stesso proprietario. All’inizio la pompa di benzina era un aggeggio rudimentale che perdeva da tutte le parti. Ma dopo la guerra avevano fatto tutto moderno e brillante. Le pompe erano due, rosse. C’era il nome della benzina, e i numeri che scattavano automaticamente. Avevano illuminato tutto e adesso era il posto più sfavillante del paese. Anche la locanda l’avevano risistemata. Avevano messo i tavoli con la plastica sopra. E c’erano dei sedili imbottiti.
Era un bel posto. Prima della guerra, la Grande Corsa, ogni anno, passava da lí. Alcuni concorrenti si fermavano a mangiare qualcosa, e molti facevano rifornimento o piccole riparazioni. C’era sempre un sacco di gente a spiare le macchine e i piloti. Molti erano diventati amici. Dopo la guerra, però, si decise che la Grande Corsa avrebbe evitato i paesi, quando era possibile, per ragioni di sicurezza. Così adesso il tracciato deviava in una strada secondaria, un chilometro prima della locanda, e girava intorno all’abitato. Alla locanda c’erano rimasti male. Ma la Grande Corsa l’avevano ormai nel sangue, e così le cose non erano poi molto cambiate. In quei giorni non si chiudeva mai, e se volevi sapere come andava la gara lí sapevano tutto. C’erano perfino dei piloti che allungavano di quel chilometro per andare a salutare. O per berne uno.
La Grande Corsa era una faccenda massacrante che i più veloci sbrigavano in dodici, tredici ore. Ma al via poteva andarci chiunque. Alcuni finivano per metterci anche due giorni. Erano milleseicento chilometri, senza fermate. Un paio di controlli e via. Centinaia di macchine, una dopo l’altra, su e giù per le strade d’Italia. La gente ci andava matta. Si fermava ogni cosa, dove passava la Grande Corsa, e le automobili si prendevano gli occhi e il cuore di tutti. Spesso ci scappava il morto. Un pilota, alle volte, ma più spesso era gente accorsa sul bordo della strada, per vedere. Gente normale.
Ma nessuno era normale, in quelle ore. Vecchi e bambini, e tutti gli adulti: diventavano strani. Quell’anno la Grande Corsa passò dal paese il 21 maggio. Fu una cosa che durò due giorni. Ma queste cose accaddero di notte. Incominciarono la sera, che il sole era tramontato, e finirono che era ancora notte. Dalla locanda si potevano vedere lontano le scie dei fanali delle auto in gara che giravano verso la campagna. Nel buio, erano come minuscoli fari oceanici che spiavano le onde del grano.
[da Alessandro Baricco, Questa storia, Fandango Libri, 2005, pp. 227-228]
2012. Mille Miglia
(Spoleto, Viale Trento e Trieste) – Il sole scalda timidamente l’aria, il viale della Stazione è chiuso, i curiosi, per ora non moltissimi in verità, sostano dietro e davanti le transenne, i giardini sono stati puliti di recente, nelle aiuole non ci sono più i fiori, solo l’erba incolta e qualche piccolissimo cespuglio di rose, un avanzo dell’inaugurazione di qualche anno fa.
Io li preferisco così, mi piace pensare che lì i bambini possano correre in quel triangolo di terra verde d’erba, come quella che calpestavo io da bambina.
Mi tornano in mente gli alberi che costeggiavano il viale, ne sento un po’ di nostalgia, erano fitti e frondosi d’estate e scarni d’inverno, ora sono dei pali, quasi sempre secchi che d’estate si riempiono appena di foglie, mai ad ombrello però, sempre a palo.
Ci sono anche un paio di dimostranti contro la vivisezione, in realtà sono in tre con un cane e due grandi cartelli.
Le macchine sfilano, ce ne è una che fuma, una gran puzza si spande nell’aria.
Un palchetto montato in quattroequattrotto in cima al viale diffonde musica ruffiana (quella per ‘noi giovani’, che qui sono pochi), lo speaker al microfono urla i nomi delle macchine e degli equipaggi, ma non si capisce bene.
Un poliziotto con la bandana militare in testa chiede dove può comprare un gelato.
Piano piano arriveranno anche i bolidi del passato quelli che “la gente ci andava matta”, anticipati da una macchinona che butta tra la gente bandierine di plastica per fare festa. L’entusiasmo si consuma in un attimo, le bandierine in una eternità.
Una faccenda di poche ore e tutto finisce.
Chissà l’anno prossimo quando la gestione bresciana toglierà al manager spoletino l’organizzazione della Grande Corsa (La Corsa più bella del mondo come la chiamano ora) se la Mille Miglia passerà ancora per Spoleto.
Powered by Max Banner Ads













Ecco dove prendere i soldi,non dai lavoratori e pensionati che non arrivano alla fine del mese.