Francesco Possenti (Checchino) nasce da famiglia aristocratica ad Assisi il 1° marzo 1838. È l’undicesimo di tredici figli di Sante Possenti, sindaco della città, e Agnese Frisciotti. Nel 1841 Sante è nominato assessore al tribunale di Spoleto, dove si trasferisce con tutta la famiglia. Nel 1844 Checchino inizia le elementari in città. Nel 1846 riceve la cresima e nel 1851 la prima comunione. Organizza partite di caccia, partecipa a passeggiate e scampagnate, va volentieri a teatro col padre e le sorelle, va a ballare (in città è anche conosciuto come “il ballerino”), anima le serate nei salotti di Spoleto. I ripetuti lutti familiari e alcune brutte malattie in cui è incappato gli hanno fatto apparire le gioie umane brevi ed inconsistenti. Il 22 agosto 1856, durante la processione della Santissima Icone per le vie della città, quando l’immagine della Madonna del Duomo passa davanti a lui, gli risuonano nel cuore chiare parole: “Francesco, cosa stai a fare nel mondo? Segui la tua vocazione!”. Il 6 settembre parte da Spoleto; la sera del 7 è a Loreto; nella santa casa trascorre l’intera giornata dell’8 settembre, festa della Madonna. Il 10 è già a Morrovalle (Macerata) per iniziare il noviziato. Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti di Spoleto, ha scelto di entrare nell’istituto dei Passionisti, fondato nel 1720 da San Paolo della Croce con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo. Nel 1861 si ammala di tubercolosi: ogni cura risulta vana. Non riesce a diventare sacerdote. La mattina del 27 febbraio 1862 “al sorgere del sole” Gabriele saluta tutti, promette di ricordare in paradiso, chiede perdono e preghiere. Poi muore confortato dalla visione della Madonna che invoca per l’ultima volta: “Maria, mamma mia, fa’ presto”. San Gabriele è conosciuto il santo dei giovani. Sono centinaia di migliaia i giovani che vanno da lui per una sosta di preghiera.
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