Autore: Isabella Caporaletti

Se ne andava in mezzo agli uomini a raccogliere i talenti. Faceva tutti piccoli fagotti e se li gettava dietro la schiena facendoli finire nella gerla. Un fagotto azzurro per la tolleranza, uno con tutti i colori per la pace.
“Ma la tolleranza e la pace, non sono talenti!” obiettavano le male lingue, che ci sono sempre e dappertutto.
“Come non sono talenti!” gridava Marianna. “Essere tolleranti è un grande talento! Cercare la pace è un grande talento!”
Dovunque andasse raccoglieva qualcosa. Un giorno raccolse l’informazione.
Tutti cominciarono a ridere. “E che talento sarebbe l’informazione?”
“Oh, è un grande talento, invece! Saper informare senza manipolare, saper dare resoconto dei fatti senza alterare le cose a scopi personali, fornire un servizio di informazione vera, senza secondi fini, è un grandissimo talento!” rispondeva alle solite male lingue.
“Perché ti prendi i talenti?” le chiese un giorno una bambina di tre anni, “poi queste persone come fanno se tu glieli prendi?”.
“Sai cara? I talenti hanno una magia! Se li dividi si moltiplicano! Queste persone non rimarranno senza il loro talento!”
Un giorno incontrò un manager.
“Io ho un grande talento, ho preso la vita nelle mie mani e ho avuto successo. Ho studiato ma non è grazie ai miei studi che ho raggiunto una posizione di prestigio, è grazie alle mie capacità di cogliere sempre l’occasione giusta. Certo, ho dovuto a volte lasciare da parte le mie idee, ho dovuto, altre volte, prevaricare gli altri, ma questi sono ostacoli superabili, vista l’importanza del successo nel lavoro come nella vita.”
“Grazie” disse Marianna, “ma il tuo non è talento, essere deboli con i forti e forti con i deboli, non è talento, gestire la vita come un’azienda non è talento né è talento fare l’eroe con i sacrifici degli altri!”
Il manager se ne andò pensoso. Era la prima volta che qualcuno rifiutava il suo talento. Aveva letto tanti di quei manuali che era convinto che la nuova filosofia manageriale fosse inconfutabile. Ma da quel giorno fu roso dal seme del dubbio.
Marianna continuò a girovagare per il mondo raccogliendo talenti ma la sua gerla non si riempiva mai. Un giorno un bambino cominciò a ridere a crepapelle.
“Cos’hai da ridere bambino?” chiese Marianna curiosa.
“Rido perché la tua gerla è bucata!”
“E allora?” rispose Marianna senza scomporsi, “I talenti non vanno solo raccolti! Bisogna seminarli!”
L’immagine è stata presa da qua: http://www.andrazza.it/Rudi/immagini/donna%20con%20gerla1.gif
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Grazie, come sempre, per le tue favole…sono davvero belle!!
Grazie a te, Cinzia, per avere la pazienza di leggerle…