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Autore: Marilena

Questa mail postata in redazione è una risposta alla lettera particolarmente intensa e toccante scritta da una insegnante e pubblicata da Spoletocity alcuni giorni fa.

Anche questa risposta, scritta questa volta da una infermiera, meritava uno spazio adeguato.

Tutto quello che esprimi nel tuo commento è perfettamente adattabile a molti altri lavori, tra i quali il mio, sono infermiera, mi ritrovo nella tua descrizione…nella sensazione di inadeguatezza e stanchezza fisica e mentale.

Tutte quelle occupazioni che hanno a che fare con la cura, la formazione, l’accudimento di individui in crescita…o malati…o non più autosufficienti, sono sicuramente più usuranti di altri lavori, in cui l’oggetto da trattare non è un essere umano ma solo materia inerte!

Anche io sono preoccupata per i pazienti che avranno a che fare con personale ultrasessantenne, con la salute che non sarà perfetta…con la mente meno brillante e il fisico meno scattante.

Poi parleremo di malasanità e punteremo di nuovo il dito sui “fannulloni” del pubblico impiego! Ma certo..ci dobbiamo adeguare allo standard europeo…peccato che non abbiamo gli stessi supporti dell’Europa per anziani e bambini…e peccato che una donna Italiana non abbia solo il lavoro come impegno nella giornata ma spesso genitori anziani, nipotini da accudire e pochi servizi su cui contare!

Con questa riforma hanno tolto la speranza a milioni di persone…c’era un obiettivo da raggiungere…una speranza di godersi un pò di vita in LIBERTA’…io lavoro da 35 anni…sono entrata in ospedale a 16…speravo che sarei uscita presto dall’atmosfera sempre più opprimente della malattia (anche se mi piace il mio lavoro), avevo questo traguardo, adesso non più!

Auguri ai pazienti che fra qualche anno avranno la fortuna di incontrarmi…

Marilena


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