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2.015

Autore: Carmelo Musumeci

Sarà pure un governo tecnico, ma il nuovo Ministro della Giustizia ha imparato presto a parlare politichese:
“L’Italia è in prima linea nella campagna contro la pena di morte”. Lo ha detto il Ministro della Giustizia, Paola Severino, nel saluto rivolto in apertura del sesto Congresso internazionale dei ministri della Giustizia “Dalla moratoria all’abolizione della pena capitale”, organizzato oggi a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Quello della battaglia contro la pena di morte, ha ricordato il ministro, è un “tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela dei diritti della persona” e l’applicazione della pena capitale “non dà nessuna garanzia di sicurezza”. (Fonte: Adnkronos, 29 novembre 2011)

Ci vuole certo un bel coraggio a dichiarare che l’Italia è contro la pena di morte quando nel suo paese esiste la “Pena di Morte Viva” che è molto più disumana di quella di morte.
Signora Ministra, non me ne voglia se mi permetto di ricordarle che lo scrittore e politico Benjamin Constant (Losanna 1767- Parigi 1830) arrivò a giustificare la pena di morte, ma non la pena perpetua, nel quale vide “un ritorno alle più rozze epoche, un consacrare la schiavitù, un degradare l’umana condizione”.
Fu tale nella Francia rivoluzionaria l’orrore di murare vivo un uomo per tutta la vita senza la compassione cristiana di ammazzarlo che l’Assemblea Costituente, mentre mantenne la pena capitale, vietò le pene perpetue.
E fu così che nel codice penale del 28 settembre del 1791 la pena più grave dopo la morte fu la pena di ventiquattro anni di detenzione.
Signora Ministra, molti uomini ombra, come sono chiamati dagli altri detenuti gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario, preferirebbero la ghigliottina che essere murati vivi fino all’ultimo dei propri giorni.
Signora Ministra, Lei non può immaginare cosa vuol dire essere vivi, ma dichiarati morti dallo Stato, dalle leggi e dalla Società.
E mi creda, l’ergastolo ostativo è una pena bestiale, perché molto più lunga, dura e inumana di quella di morte.
Signora Ministra, l’ergastolo ostativo senza nessuna possibilità di uscita è un inferno ancora più brutto dell’inferno perché quello dell’aldilà lo sconti da morto, ma questo lo sconti da vivo.
La nostra vita è già tanto difficile, non ci faccia sentire dichiarazioni a proposito della pena di morte: “tema caro all’Italia, paese da sempre attento alla tutela dei diritti della persona”.
E adesso la lascio con una preghiera di Luigi Settembrini, (Napoli 1813- 1876), letterato e patriota italiano condannato dell’ergastolo:

O Dio Padre 
Fammi la grazia della morte
Giacché gli uomini
Per tormentarmi
Mi hanno fatto la grazia della vita.

Le auguro Buon Natale con la speranza che lei mi auguri una buona morte.

Carmelo Musumeci
Carcere Spoleto, dicembre 2011


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4 Risposte a “Signora Ministra, mi tagli la testa”

  1. Già risulta difficile comprendere il senso di una condanna all’ergastolo in un paese come il nostro che intende il carcere come rieducazione per il reinserimento nella società, figuriamoci come si fa a trovarsi d’accordo con l’ergastolo ostativo che mura viva una persona.
    Ci sarebbe da cominciare a sviluppare qualche pensiero su questo che a prima botta pare un atto di inciviltà di cui potremmo fare sicuramente a meno.
    Anche perché se l’autore dell’articolo riesce a far ascoltare la sua voce, quanti altri murati vivi silenti ci sono dietro le sbarre delle carceri italiane?
    Vogliamo far finta di niente?
    Ne parliamo dopo le feste?
    Vabbè!

  2. Discutiamo sull’ergastolo ostativo, ma prima guardiamo anche chi era e cosa ha
    fatto Carmelo Musumeci.

    ATTACCO ALLA PIOVRA NEL CUORE DELLA TOSCANA
    23 ottobre 1991 — pagina 22 sezione: CRONACA de “La Repubblica” di Gianluca Monastra.
    FIRENZE – Sono spuntati all’ alba, all’ improvviso. Hanno circondato ville,
    perquisito appartamenti, arrestato almeno ventisei persone, messo quasi kappao
    uno dei clan mafiosi che da mesi insanguina la Versilia. Coordinati dal reparto
    operativo speciale di Livorno, i carabinieri sono entrati in scena a Pisa,
    Livorno, Pistoia, Lucca, Massa, La Spezia, Montecatini. In mano avevano decine
    di avvisi di garanzia da presentare a uomini di punta, luogotenenti e gregari
    della banda che, secondo gli investigatori, si muove in Toscana agli ordini di
    Carmelo Musumeci. Fra gli arrestati c’ è anche lui: il presunto boss. Oltre
    agli arresti cinque provvedimenti notificati dai carabinieri a detenuti in
    carcere: due avrebbero raggiunto i fratelli di Carmelo Musumeci, Silvio e
    Giuseppe. Fra gli altri arrestati ci sarebbero Antonio Sartiano, i fratelli
    Caporaso, Evans Ratti, Pier Luigi Fialdini, Enrico Micheli, Adriano Domizzi.
    Carmelo Musumeci, 36 anni, catanese, pregiudicato, fino a qualche tempo fa
    ospitato da parenti in Francia, da sempre in contatto con la Toscana, sarebbe
    il capo del clan al quale appartenevano molti degli uomini arrestati ieri dai
    carabinieri. Sarebbe lui l’ uomo che con i suoi amici fidati ha combattuto
    negli ultimi mesi una guerra spietata con una banda rivale: il clan che, per
    gli investigatori, sarebbe guidato da Ludovico Tancredi, 39 anni, e da Giuseppe
    Mignani. Non è confermato, ma altri avvisi di garanzia, ed altri arresti
    compiuti ieri in serata, riguarderebbero il clan Tancredi. Il blitz è
    cominciato all’ alba. Ed è finito di notte quando sui tavoli del comando dei
    Ros di Livorno sono arrivate tutte le informative degli altri reparti impegnati
    in mezza Toscana. Per gli arrestati, capi d’ imputazione pesanti: associazione
    per delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze
    stupefacenti, all’ estorsione e a reati contro il patrimonio, omicidi e tentati
    omicidi. Da mesi i carabinieri tenevano sott’ occhio i clan che duellano lungo
    la costa fra Livorno e Spezia per mettere le mani sui miliardari mercati della
    mala: droga, prostituzione, gioco d’ azzardo, racket delle tangenti. I
    fascicoli sulla mafia in Versilia disegnavano il botta e risposta di sangue fra
    clan rivali. Sei omicidi in pochi mesi. Agguati nei quali restano feriti prima
    Musumeci e poi Tancredi. Esecuzioni, trappole, avvertimenti, attentati. Prima
    tappa della guerra, nell’ ottobre ‘ 89. Pippo Messina, amico di Tancredi,
    catanese, conosciuto come uno dei boss con in mano il traffico di droga nella
    Lunigiana, viene giustiziato vicino a La Spezia durante una festa in pizzeria.
    Pochi mesi prima, Italo Allegri, rappresentante spezzino, viene ritrovato nel
    baule della sua auto abbandonata sull’ autostrada della Cisa. Ha due proiettili
    nel cuore e anche se nessuno ha mai confermato i suoi legami con i clan rivali,
    secondo molti la sua morte potrebbe essere stata il preludio alla faida. Una
    faida che continua con l’ omicidio di Paolo Bacci della banda Musumeci. Muore
    ventiquattro ore dopo l’ esecuzione di Pippo Messina, massacrato a colpi di
    pistola all’ uscita del locale notturno Number One di Marina di Massa. Passano
    i mesi e in Toscana si torna a morire per mafia. Questa volta a Viareggio dove
    a poche ore dal Natale ‘ 90 viene ripescato in un canale il corpo di Marco
    Palma. Il contabile della banda di Carmelo Musumeci. La risposta dei rivali si
    fa attendere fino all’ aprile scorso quando a Santo Stefano di Magra Alessio
    Gozzani, ex portiere della Carrarese, amico di Ludovico Tancredi, resta ferito
    in un agguato. Gozzani resiste solo per pochi giorni, poi muore in ospedale.
    Infine l’ ultimo omicidio, Roberto Giurlani, 47 anni, viareggino, proprietario
    del Nebraska, ristorante-enoteca di Camaiore ammazzato da due killer a pochi
    chilometri dal suo locale… Continua…

  3. dovrebbero sciegliere loro ho l’ergastolo o la pena di morte .è l’ora di finirla con il pressapochismo .chi sbaglia paga e questo deve essere una regola forse ct sarebbe meno mortii e meno delinquenti sebbene con le regole umanistiche ormai cè piu delinquenti e malfattori che brave persone Tre quarti dei personaggi di questi misfatti viaggiano liberi e prepotenti per le strade italiane sfoggiando bella vita e macchinoni alla faccia del fisco e di chi non arriva alla fine del mese ma si è sempre comportato onestamente.

  4. Solo chi ha seri problemi psichici che lo induce a delinquere andrebbe detenuto per sempre. Un uomo come Musumeci per quanto io odi tutto ciò che si puo ricondurre a associazioni a stampo mafioso sta pagando per la sua vita sbagliata, ma io credo che stia capendo a fondo i veri valori della vita, che le circostanze lo hanno portato a dimenticare per seguire denaro potere e cattiveria. Ma non solo penso che una seconda possibilità vada data a tutti, ma penso anche che un uomo come lui, riabilitato, possa addirittura essere utile per la società, vista la sua intelligenza e carisma che aveva incanalato male. Onore (relativo) a lui, non come M…..o (omissis della redazione) che per avere la sua libertà ha infangato chiunque gli è capitato… pur essendo stato un uomo orribile nel suo passato mi sento di dire che Carmelo Musumeci meriterebbe eccome una seconda possibilità,

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