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Un ruolo documentato dai dati relativi all’attività di Umbria Confidi: a dicembre dello scorso anno, lo stock di garanzie prestate era di 71 milioni di euro, oltre 46 milioni di euro il volume dei finanziamenti concessi nell’anno a fronte di 784 pratiche garantite, 8.642 il numero delle aziende associate.

Un ruolo che assume un carattere ancora più strategico in tempi di crisi. “Siamo purtroppo consapevoli che le imprese vivono un momento di estrema difficoltà”, dice Andrea Tattini. “Diversi indicatori, come il contenzioso bancario in crescita, sono concordi nel confermare che dalla crisi non siamo ancora usciti e che ci aspettano tempi piuttosto duri. La moratoria dei debiti con il relativo congelamento di mutui e leasing, ad esempio, ha dato una boccata d’ossigeno solo alle imprese che attraversano difficoltà congiunturali di breve periodo. Non ha di certo risolto i problemi di quelle che si trovano in condizioni più difficili.

In questa situazione, Umbria Confidi è orientata a potenziare la propria azione, soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese che sono più penalizzate nell’accesso al credito, ma che hanno idee e progetti per svolgere un ruolo attivo nel mercato”.

Ad affiancare Tattini in questa operazione di ottimizzazione dell’operato, i due vicepresidenti di Umbria Confidi – il presidente uscente Giancarlo Acciaio (vicario) e Marco Caccinelli – e il nuovo consiglio di amministrazione, dove siedono anche Aldo Amoni, Sergio Mercuri, Aurelio Pucci e Mauro Smacchia. Spinti anche dalla consapevolezza, confermata dai dati dell’Osservatorio sul credito di Confcommercio, che le imprese associate ad una organizzazione di rappresentanza hanno un migliore rapporto con le banche, sia in termini di maggiore credito ottenuto che di minori garanzie richieste, proprio grazie all’intervento dei confidi.

“Gli interventi effettuati negli ultimi mesi – conclude Andrea Tattini, vanno già in questa direzione. Umbria Confidi è intervenuta sul mercato con una forma di garanzia diversa, più qualificata e dunque maggiormente apprezzata dalle banche. Si è orientata a sostenere le scelte delle imprese che investono sul loro futuro. Per poter offrire un migliore e più ricco pacchetto di proposte, ha aumentato il numero degli interlocutori bancari con cui lavoriamo e oggi gli istituti convenzionati sono ventuno. Tutto questo perché conosciamo le difficoltà che hanno le imprese nel rapportarsi al mondo del credito, che sono ancora lontane dall’essere risolte”.

Gli ultimi dati resi noti dall’Osservatorio sul credito Confcommercio, relativi al secondo trimestre 2011, sono chiari a questo proposito: aumentano le imprese che non riescono a far fronte al proprio fabbisogno finanziario (+7% rispetto al trimestre precedente) e si irrigidisce l’offerta di credito da parte del sistema bancario (quasi un’impresa su tre ha ottenuto un finanziamento inferiore a quello richiesto o non lo ha ottenuto per niente).

A fronte di questo, si riduce per il secondo trimestre consecutivo il numero di imprese che hanno chiesto un fido o la rinegoziazione di un finanziamento esistente (dal 25,7% del quarto trimestre 2010 al 22,4% del secondo trimestre 2011), e rimangono invariati, nella percezione delle imprese, tutti gli indicatori relativi all’offerta di credito (costo del finanziamento e delle altre condizioni, costo dei servizi bancari, garanzie richieste).

Confcommercio Spoleto


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