Autore: Comitato antirazzista di Spoleto

Lo scorso anno, come ricorderete la festa si era tenuta ai prati di San Severo, sui Monti Martani. Sempre nel vasto territori spoletino.
Alla festa hanno participato un centinaio di giovani antirazzisti. E’ stato positivo lo spirito costruttivo con cui, in piena autogestione, ognuno dei presenti ha contribuito a realizzare l’evento. Già nel volantino avevamo invitato i partecipanti a portare qualcosa per riceve qualcos’altro in cambio, usando la frase ottocentesca “ad ognuno secondo i suoi bisogni, da ognuno secondo le proprie possibilità”. Un invito che in questa edizione, ancor più di quella precedente, è stato accolto alla lettera. Non si è verificata la squallida scissione fra “utente” e “organizzatore” che ha infettato, con le sue logiche mercantili, anche le iniziative politiche degli ultimi anni. Non avevamo nulla da guadagnare, nè economicamente nè politicamente: non cercavomo voti e non cercavamo soldi. Chi è venuto non doveva essere attratto da qualche particolare “offerta”, ma semplicemente dalla voglia di festeggiare la rivoluzione partigiana sulle montagne dove hanno combattuto i nostri nonni, lontani dalla sfilata delle autorità.
C’è chi ha portato qualche strumento per suonare, chi ha raccolto la legna, chi ha acceso il fuoco, chi si è dedicato alla cucina, chi ha portato da bere, ci sono state un gruppo di ragazze che ha portato degli scatoli per fare la raccolta differenziata (cosa ad esempio a cui non avevamo pensato noi “organizzatori” e che è nata spontaneamente).
E’ stata una bella notte di autogestione e riappropriazione di uno spazio, come la montanga, storicamente di lotta e socialità. Proprio quella notte, in Toscana, si è verificato quel bruttissimo episodio di cronaca che ha visto lo scontro fra due carabinieri e dei ragazzi sospettati di tornare da un cosiddetto “rave party”. Un evento subito strumentalizzato, da destra come da sinistra (si pensi alle parole forcaiole del sindaco di Firenze) per criminalizzare ed emerginare questo tipo di feste, mettendo tutto sullo stesso piano e confondendo chi va in montagna per fare un falò, con chi ci va per sentire musica, con chi ci va per sballarsi, ecc.
La nostra festa è stata invece assai diversa: a mezzanotte abbiamo interotto ogni attività per brindare ai partigiani e cantare Bella Ciao. Abbiamo inoltre pulito il bosco prima e dopo la festa.
Su quest’ultimo punto vogliamo dire due parole di denuncia. In tanti anni che frequentiamo questi luoghi non abbiamo mai trovato una cosa così zozza. Ci siamo dovuti rimboccare le maniche non solo per amore per la natura, ma anche perché la nostra festa sarebbe stata impossibile per ragioni igenico-sanitarie: non si sa da quanti giorni non venivano svuotati i cassonetti, c’erano decine di buste che strabordavano dai secchi, molte di queste erano state distrutte probabilmente da cinghiali o da altri animali e il prato era diventato un tappeto di immondizia, con i rifiuti trascinati a valle per alcune centinaia di metri all’intero del bosco. A questo si aggiungano le decine di bossoli lasciate da cacciatori e i rifiuti di qualche maleducato. Anche se questi ultimi erano probabilmente pochi, la maggior parte venivano dalle buste non raccolte da chi se ne sarebbe dovuto occupare e poi sfondate con il tempo. Una cosa indecente, come mostrano solo in parte le foto, che non ha sensibilizzato gli amministratori locali nemmeno per fare bella figura con i turisti per Pasqua e “Pasquetta”.
COMITATO ANTIRAZZISTA DI SPOLETO






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