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feb 272011

Autore: Isabella Caporaletti

Un giorno Miwa passeggiava in riva al lago. Il lago rispecchiava il cielo azzurro e limpido e stormi di uccelli si divertivano a sfiorare l’acqua emettendo versi striduli e allegri.

Miwa si chiese se fossero davvero felici. Assorta nei suoi pensieri Miwa non si accorse che una vecchietta era accanto a lei.

Credo che tu abbia bisogno di questa!” esclamò la vecchia porgendole una matita.

Miwa trasalì. Siccome era (ed è tuttora) una bambina molto educata, subito salutò e si scusò per non essersi accorta prima che la signora si fosse avvicinata.

La vecchietta le porgeva la matita tenendola dalla punta, per evitare che Miwa si ferisse nel prenderla, ma Miwa era molto titubante.

Che c’è? Non la vuoi?” domandò la vecchina.

Perché mi dai la matita? Io non so scrivere!” protestò Miwa che ancora non aveva deciso se fidarsi o no.

Oh, non ce n’è bisogno!” asserì la vecchina “questa è la matita della felicità! Puoi anche solo fare un disegno! E porterai la felicità intorno a te!”

Miwa afferrò delicatamente la matita e la osservò attentamente Era bellissima, aveva delle decorazioni accuratamente intagliate. Guardando meglio si accorse che vi erano riprodotti dei draghi, proprio come la sua amica Agatax. Alzò gli occhi verso la signora dai capelli bianchi ma questa era sparita. Miwa si guardò intorno ma non vide nessuno. Era proprio scomparsa!

Tornò verso casa trotterellando con la matita in tasca (Miwa è una bambina molto responsabile, lo sa che non bisogna correre con le matite in mano, altrimenti rischiamo di infilarcele negli occhi).

Lungo il percorso, incontrò un ragazzo. Il giovane piangeva come una fontana e Miwa ne fu impressionata, non aveva mai visto un grande piangere. “Sono triste perché sono innamorato di Alicia ma lei non mi guarda neanche!”

Miwa teneva la mano in tasca a contatto con la matita. La trasse fuori e volle fare una prova. Chiese al giovane un foglio e disegnò due innamorati che si tenevano per mano. Lo diede al ragazzo che subito si illuminò in volto. “Ho deciso!” esclamò “stasera parlerò con Alicia! Grazie bambina, mi hai reso felice!”

Miwa sorrise. Allora la matita funzionava davvero. Se ne andò felice a casa pensando di fare molti disegni.

Una volta a casa disegnò una bambina ridente per la sua sorellina che piangeva forte perché aveva il mal di pancia. Il mal di pancia passò e la piccolina tornò a sorridere. Poi disegnò un cuore con dentro i suoi genitori che quel giorno avevano bisticciato e così fecero pace.

Il giorno dopo Miwa decise che sarebbe andata in paese. Cosa molto difficile perché a tre anni e poco più, mica ti lasciano uscire da sola come niente fosse! Un conto era recarsi al lago che stava vicino casa, un altro era andare in paese! E non aveva neanche la sua amica Agatax per fermare il tempo!

Era così decisa che convinse la mamma a portarla con se a fare la spesa.

Mentre la mamma era nel negozio, Miwa incontrò un uomo triste.

Perché sei triste?” gli chiese.

Sono triste perché ho guadagnato poco, le vendite sono diminuite e io ho paura di diventare povero e di dover rinunciare a questa bella automobile!” disse indicando una macchinona puzzolente che ingombrava la strada e anche il marciapiede.

Miwa non era tanto convinta, ma una bambina può anche sbagliare a volte, così, spinta dalla sua generosità, si fece dare un foglio e vi disegnò un mucchietto di soldi.

L’uomo prese il disegno, prima rise come un matto, poi lo strappò e neanche lo buttò nel contenitore della carta. Lo appallottolò e lo buttò nella campana della plastica.

Miwa ci rimase davvero male quell’uomo era proprio malvagio. Non avrebbe meritato i soldi che lei aveva disegnato sul foglio.

Piena di tristezza Miwa tornò in riva al lago e, dopo un attimo, la vecchina si materializzò accanto a lei.

Che succede Miwa? Non sei contenta di dare felicità?” chiese la vecchia.

Miwa raccontò dell’accaduto e anche dei suoi timori di aver dato felicità a uno che non la meritava affatto.

Tranquilla, la magia di quella matita non è per tutti gli uomini. E’ un dono per chi non si rassegna che questo sia il migliore dei mondi possibili, che la felicità sia un fatto personale, per chi sa che sarà felice solo in un mondo intorno a sé, felice.”

Miwa trasse dalla tasca la matita.

Posso tenerla?” domandò “credo che il mondo abbia molto bisogno di questa magia!”

La vecchia scoppiò a ridere. “La matita non è magica. La vera magia l’hai fatta tu!” e, ridendo a crepapelle, puf, scomparve!

Anche Miwa sorrise. Aveva capito. Tornò a casa, prese un foglio, disegnò il pianeta terra e sotto ci scrisse “Pianeta giusto” e lo regalò al suo papà.

 


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feb 202011

Autore: Isabella Caporaletti

Andò dal gabbiano. “Mi insegneresti a volare?”

Ah! Ah! Ah!” rise quello. “Sei solo un pesce! Non puoi volare!”

Alfred si offese molto. Non solo era stato trattato male, ma per poco non era stato mangiato!

Perché vuoi volare?” gli chiese la balena.

Voglio volare perché voglio esplorare il cielo. Voglio vedere le cose dall’alto per vederle meglio. E poi voglio rendermi conto di com’è il mare da un altro punto di vista. Perché, tu non hai un desiderio?”

Oh sì,” rispose la balena “il mio più grande desiderio è avere un cucciolo!”

Beh, trovati un marito!” sbottò il piccolo pesce “non è mica un desiderio difficile come il mio!”

La balena annuì, era certa che il suo di desiderio si sarebbe avverato. D’altra parte se uno vuole una cosa a tutti i costi, prima o poi l’ottiene! Girò la coda verso Alfred, riaffiorò per prendere aria, per poi sfrecciare verso l’ oceano sconfinato.

Mi dici cosa ci trovi nel cielo di così interessante?” gli domandò il calamaro.

Il cielo è infinito…” rispose il piccolo pesce facendo brillare le sue scaglie argentee “tu non hai un desiderio?”

Certamente!” rispose il calamaro “desidero trovare un sistema per neutralizzare il veleno urticante delle meduse!”

Beh mettiti a studiare!” esclamò il piccolo pesce. Sapeva che se uno vuole trovare una soluzione a un problema il segreto è nello studio. Ma il suo desiderio era più grande. Addirittura più grande dell’orizzonte. Voleva volare sopra a tutto, sopra al mondo, sopra alle nuvole, più su, nel cielo infinito.

Un giorno incontrò il pesce pagliaccio che si divertiva strofinandosi nel suo anemone di mare.

Devi andare dal re del mare!” gli consigliò.

Il piccolo pesce si fece coraggio e andò dal re del mare.

E così tu vorresti volare?” domandò con la sua voce di tuono.

Il piccolo pesce si fece ancora più piccolo. “Sì…” rispose con la voce tremante.

Dovrai superare una prova!” esclamò. Poi gli consegnò una bisaccia. “Prendi questa bisaccia. Dovrai fare il giro di tutti i mari e poi dovrai riportarmela!” fu la sentenza inappellabile prima di sparire.

E ora che faccio?” si chiese il pesciolino ancora terrorizzato. Il re del mare era scomparso e lui si trovava solo in mezzo all’oceano con una bisaccia dal contenuto sconosciuto, senza avere idea di come iniziare.

Il suo turbamento durò davvero poco perché dopo un’ora, aveva già salutato tutti i suoi parenti e amici e aveva cominciato a visitare i mari.

Durante il viaggio capitò nel villaggio dei pesci schiavi. I poveri pesci erano governati da un sanguinario dittatore, una gigantesca piovra che li teneva prigionieri della sua tirannia. Alfred con pazienza e coraggio riuscì a convincere i pesci a ribellarsi e a cacciare la piovra dal loro territorio. Quando si è in tanti, i cattivi non ce la fanno a spuntarla! E’ quando si è soli che iniziano i problemi!

E Alfred sperimentò anche la solitudine. I pesci sorridevano del suo grande desiderio di volare, presi com’erano dai problemi del cibo, della riproduzione e della sopravvivenza. Nessuno che prendesse in considerazione in fatto di vivere in una comunità. Ciascuno pensava per sé.

Egoisti!” meditava Alfred che non si capacitava di una simile situazione. Gli venne voglia di buttare via la bisaccia e lasciar perdere. Ma non si fece demoralizzare.

Con grande pazienza creò un movimento di persone cercando quelli che non si accontentavano, quelli che volevano cambiare le cose, quelli che volevano un mondo più giusto, con cibo per tutti e pari dignità, sia per i pesci piccoli che per quelli grossi.

Poi, quando il gruppo fu sufficientemente unito da andare avanti da solo, Alfred se ne andò con la sua bisaccia.

Che fatica fare il giro dei mari!” pensava Alfred senza nascondere la soddisfazione per aver almeno ampliato gli orizzonti dei suoi amici pesci.

Cominciò a pensare che in fondo per volare alto non c’è bisogno del cielo, si può volare anche con i piedi per terra, anzi, con le pinne in acqua!

Tornò dal re del mare e gli consegnò la bisaccia. “Dimmi re del mare, cosa c’è nella bisaccia?”

Il re del mare prese la bisaccia e l’aprì. “Non c’è più niente!”

Come niente?” domandò Alfred allibito.

C’erano i sogni dei pesci! Tu glieli hai restituiti! Beh? Le tue ali sono pronte!” sghignazzò il re del mare.

Grazie, non le voglio più!” gridò Alfred e, dopo un minuto, sfrecciava nell’immensità dell’oceano.

 


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feb 062011

Autore: Isabella Caporaletti

Anch’io voglio un pianeta azzurro ma questo non mi piace! E’ un pianeta ingiusto!”

Ma si sa, un pianeta che abbia le condizioni per ospitare la vita, ancora nell’universo, a parte la terra, non lo conosciamo, quindi non possiamo certo dirle: “Vai di là, certamente laggiù troverai quello che cerchi!”

Gli scienziati di tutto il mondo si sono consultati e hanno cercato di convincere la stella cometa a fermarsi e analizzare la situazione ma lei non vuole sentire ragioni: se ne va in giro per l’universo con la sua coda svolazzante alla ricerca di un pianeta dove fermarsi.

Il sole la rimprovera “Stella, stella cometa, la smetti di girarmi intorno come una trottola? Mi fai girare la testa!”

Ma tu non hai la testa!” rimbrotta lei.

Ce l’ho, ce l’ho!” risponde il sole ridendo sotto i baffi.

Ma se non hai neanche i baffi!” protesta la stella che comincia a spazientirsi “non è che vuoi somigliare ai tuoi protetti eh?”

Stella, stellina, si può sapere cosa cerchi?” la stuzzica il sole.

Cerco un pianeta azzurro, dove non esistano disuguaglianze. Dove gli squilibri vengano ridotti e dove gli abitanti non siano bellicosi e, soprattutto, non facciano morire di fame i propri piccoli!”

Il sole si rende conto che ha ragione, si arrabbia, piange e strepita. “Che cosa dovrei fare allora? Farla esplodere?” urlò alla stella cometa.

Beh se lo meriterebbero, quelle pulci insignificanti. Tanto se non lo fai tu se lo distruggono da soli il mondo. Il tuo piccolo pianeta azzurro ha i giorni contati!”

La stella cometa tira un bacio al sole e schizza via, lontano, così lontano che è sparita dalla vista anche del telescopio più potente del mondo.

E il sole alza le sue mani di fuoco, le punta sulla terra, poi guarda i bambini che fanno il girotondo e si ferma.

E per ora siamo salvi!

 


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