Autore: P.C.

In anni recenti questo concetto è stato applicato più specificamente agli organismi viventi ed ai loro ecosistemi. Con riferimento alla società tale termine indica un “equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie” (Rapporto Brundtland del 1987).” (Wikipedia)
Forse questo concetto non è ancora perfettamente chiaro per l’opinione pubblica. Senz’altro ciò è dovuto anche all’adulterazione sistematica della lingua italiana da parte di interessi economici con pochi scrupoli, di politici fedifraghi che tradiscono sistematicamente l’etica del loro mandato o il più semplice senso civico.
Chiamare termovalorizzatore null’altro che un inquinante megaforno bruciatutto o ECOballe (CDR) null’altro che della immondizia impacchettata alternativa alla differenziata possono essere dei semplici ma emblematici esempi. Bruciare i “rifiuti” o escrementi di gallina probabilmente è solo il processo neurologicamente più semplice, ma lo stato dell’arte ha ormai definitivamente dimostrato che per la collettività è il più antieconomico, il meno risolutivo, il più inquinante, in una parola: il più idiota. Esistono infatti soluzioni consolidate, reali e attualmente in esercizio che riescono non solo a riciclare il 99% dei “rifiuti” , ma ne ricavano nuove materie prime per alimentare nuove filiere produttive con creazione di posti di lavoro e profitto.
Caratteristiche tipiche degli italiani come provincialismo, individualismo, ignavia, scarso senso civico e fulminea propensione all’autoassolvimento sono terreno fertile per il perdurare di forme radicate di arretratezza culturale ed economica. Non si riesce a comprendere che occorre ripensare radicalmente il concetto di sviluppo abbandonando definitivamente i parametri che ne misurano il livello basati esclusivamente sui consumi.
Stabilire cosa è un bene o un servizio, valutarne l’intera filiera misurandone la reale sostenibilità ambientale, economica e sociale a breve, medio e lungo termine sono i passi necessari che ci permetteranno di poter sperare di fare scelte il più probabile vicine a quelle giuste.
Dopotutto l’articolo 41 della Costituzione italiana recita:
“L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”
Assegna quindi dei fondamentali valori etici e sociali all’iniziativa privata all’interno dei quali, chi ne governa l’evolversi, DEVE contenerla.
Il solo fatto di produrre profitto non rende tutte le attività economiche lecite e tutti i lavori uguali:
c’è l’imprenditore e il lavoratore che confeziona bombe anti-uomo e chi invece bomboniere, c’è l’imprenditore e il lavoratore che produce prodotti chimici inquinando e mettendo in pericolo la popolazione e chi invece ricicla carta e plastica.
Forse i secondi si arricchiranno meno, ma almeno non lo faranno sulla pelle degli altri e soprattutto lasceranno ai loro figli un mondo migliore o quantomeno non peggiore.
Gli italiani sono abitudinari, legati alle “tradizioni”, poco propensi ai cambiamenti; ciò vale anche per le attività economiche. Un’attività economica, prima di essere messa in discussione per poterne tentare una conversione deve o fallire miserevolmente lasciando per strada decine, centinai, migliaia di disoccupati o produrre qualche decina o centinaio di morti in un disastro industriale e ambientale.
Portare l’Italia ad una visione olistica dell’economia non sarà ne facile e ne indolore, ma è giunto inderogabilmente il momento che si compia questa evoluzione culturale, sociale e economica per poter ricominciare a coltivare la speranza.
Bisognerà ostinarsi a trovare le condizioni di equilibrio nelle quali ognuno potrà avere il suo nel reciproco rispetto e senza disuguaglianze. Non centrano nulla ideologie socio-politiche più o meno datate, ma è semplicemente la presa d’atto di una ineludibile legge naturale: “in un sistema complesso l’assenza di equilibrio provoca il collasso”.
La prossima volta che chiederete ad un bambino: “Cosa farai da grande?” non vi meravigliate se vi risponderà: “Dipende da voi!”.
P.C.
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