
“Non potete servire Dio e il denaro”
di Don Gianfranco Formenton
Certo che se Gesù potesse pronunciare dal vivo queste parole oggi minimo, minimo si beccherebbe del “catto-comunista” o perlomeno il popolo che ha come unica fede la speranza di vincere al “gratta e vinci” o al “super enalotto” lo guarderebbe come un povero illuso che crede ancora in ideologie d’altri tempi. Pronunciare un giudizio così netto circa la ricchezza significa automaticamente affermare (come in effetti in altri brani fa) l’assoluta improbabilità che i ricchi possano accedere al Regno dei cieli.
E i ricchi se la ridono. Capirai che cosa gliene frega a loro del regno dei cieli! Stanno così bene in terra! E stanno bene anche nelle chiese in terra visto che i cristiani nei secoli sono stati molto attenti ad attutire in pratica la condanna della ricchezza di Gesù, ad allargare la famosa cruna dell’ago affinchè, vivadio, anche i poveri ricchi non si sentissero troppo a disagio neanche in chiesa.
Ci sono due realtà, nel Vangelo, condannate con una chiarezza così disarmante da mettere in discussione qualsiasi tentativo di limitare i danni: la ricchezza e la violenza. La seconda figlia della prima perché la ricchezza fa diventare gli umani arroganti, prepotenti, paurosi, tristi e timorosi che altri umani gli insidino la roba loro, e allora scatta automaticamente il meccanismo di difesa per eliminare l’altro, per soggiogarlo, per difendere la roba, la tribù, i confini della patria.
E la ricchezza è condannata perché genera la povertà. Non è vero, come comunemente noi crediamo, che esista la ricchezza e la povertà. No. Esiste la povertà perché esiste la ricchezza che è per natura disonesta come mirabilmente il profeta Amos racconta quando descrive le azioni dei suoi ricchi contemporanei: “diminuendo l’efa e aumentando il siclo e usando bilance false”.
E a poco valgono le giustificazioni comuni sulla ricchezza guadagnata “onestamente”, sugli uomini che si sono “sudati” la loro posizione. Il Vangelo non consente queste operazioni di ripulitura del denaro sporco.
Ma allora come faranno questi poveri ricchi a salvarsi dalla dannazione eterna? “Nulla è impossibile a Dio” ricorda Gesù a Pietro. Ma la soluzione non è quella che tutti sperano e cioè di attenuare la radicalità del Vangelo affermando che in fin dei conti ci sono anche dei ricchi buoni e una ricchezza buona ma proprio un cambiamento di mentalità. E come i ricchi di cui parla Amos trafficano sporco per fregare i poveri così Gesù propone la figura di un altro trafficante. Un amministratore disonesto che viene privato del suo lavoro e si mette con scaltrezza a distribuire la ricchezza del suo padrone ai debitori del suo padrone per trovare qualcuno che possa accoglierlo nella sua nuova situazione di disoccupato.
E’ fantastico. Gesù loda l’amministratore disonesto perché scopre alla fine che la ricchezza non era la sua e che l’unico modo di salvarsi era quello di restituire la refurtiva.
E’ l’immagine del nostro mondo. L’unico modo di salvarci, l’unico modo per ritrovare l’umanità è avviare questo processo di restituzione. Nulla di quello che abbiamo ci appartiene: né le cose, né le persone, né la stessa nostra vita. Tutto ci è stato imprestato, affidato perché lo usiamo per fare il bene e saggezza è comprendere questo e fuggire la tentazione di atteggiarci a padroni delle cose e degli altri.
“Nessun servitore può servire due padroni…”. Bisogna decidersi se servire il dio denaro o servirsi del denaro, se servire i poveri o servirsi dei poveri.
Questa è la ricchezza, quella vera, dei cristiani: la capacità di irridere le penose esibizioni dei ricchi, dei famosi, degli eroi del gossip. In fondo sono solo dei poveracci!
don Gianfranco Formenton
Questo articolo è il primo di una serie di commenti “laici” del Vangelo, a cura di Don Gianfranco Formenton, parroco “rurale” come si definisce lui stesso.
Don Gianfranco è un sacerdote della Diocesi di Spoleto Norcia, che opera da anni sul territorio e che si distingue per rendere pubbliche le sue posizioni su argomenti di attualità.
Gli occhi del prete spesso scoprono angolazioni interessanti anche per chi non si sente direttamente coinvolto nei processi religiosi.
Don Gianfranco ci ha proposto questa rubrica da pubblicare tutti i lunedì e noi volentieri garantiamo uno spazio a lui come anche a chiunque volesse sviluppare gli spunti proposti.
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